Umbria

 

Un esempio di partecipazione nel cuore del Paese

Laboratorio di bambole © Cesare Cenci, Perugia
Laboratorio di bambole © Cesare Cenci, Perugia "Tanti per tutti"

 UNA PICCOLA REGIONE DAI GRANDI NUMERI. Ha meno di un milione di abitanti sul proprio territorio (sono poco più di 800mila i residenti) ed è la regione a statuto ordinario con meno comuni nei propri confini di tutta Italia: solo 92, meno di Molise e Basilicata. Tuttavia, i numeri che inquadrano il mondo dell’associazio­nismo e del volontariato in Umbria ne fanno una regione vivace, caratterizzata an­che da una forte partecipazione delle diverse organizzazioni alla vita dei due centri di servizio per il volontariato: quello di Perugia e quello di Terni. Se andiamo a guardare i dati dell’ultimo censimento dell’Istat sul non profit italiano presentato a fine 2017, quindi, non deve stupire che tra i primi posti delle regioni che presentano un rapporto tra non profit e popolazione residente ci sia proprio l’Umbria. Dopo la provincia autonoma di Trento che guida la classifica stilata dall’Istat, seguono la Valle d’Aosta e la provincia autonoma di Bolzano. Poi il Friuli-Venezia Giulia e al quinto posto, superando Marche e Toscana, c’è l’Umbria con 76 istitu­zioni del non profit ogni 10mila abitanti. I dati dell’Istituto nazionale di statistica mostrano anche un incremento di questa presenza dal 2011 al 2015. Si parla di un 8,5 per cento di istituzioni non profit in più sul territorio umbro. A far regi­strare un incremento significativo è anche il volontariato che nello stesso periodo è cresciuto di ben 24,4 punti percentuali, con 133mila volontari attivi al 2015, ovvero tre ogni venti abitanti. Una media superiore a quella del centro, ma anche del nord Italia.

UN CSV UNICO PER L’UMBRIA. Se i dati a livello regionale ci descrivono un territorio presidiato dal non profit, quelli delle organizzazioni socie dei due centri di servizio per il volontariato della regione, raccontano un’esperienza in cui la partecipazione è uno dei pilastri. Dalle interviste condotte tra i protagonisti dei diversi centri di servizio e dai documenti ufficiali (bilancio sociale 2016) emerge che nel solo centro di Perugia le realtà socie sono 392, mentre i soci del Csv di Terni, uno tra i più piccoli di tutta Italia, sono ben 224.

Una solida base sociale che sarà fondamentale per le sfide future. I due Csv, infatti, hanno già intrapreso un percorso di regionalizzazione che vedrà la nascita di un Csv unico per tutta l’Umbria. Un passo importante su cui certo non mancano le preoccupazioni, ma che il lavoro capillare fatto su tutto il territorio in questi pri­mi vent’anni di esperienza ha già preparato. La partecipazione e la prossimità sono due elementi chiave di questo percorso che porterà al nuovo centro di servizio per tutta l’Umbria. E se a tutto questo si aggiunge che tra i due Csv c’è stato un lavoro di avvicinamento e coordinamento già dal 2009, con i primi tavoli in comune, la sfida dell’unificazione di Cesvol Perugia con Cesvol Terni non può che diventare nel tempo un’esperienza di successo.


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