Piemonte

 

La terra dei santi sociali, ricca di storia e volontariato

Biblioteca per i malati in ospedale © Glauco Poggioli, Torino
Biblioteca per i malati in ospedale © Glauco Poggioli, Torino

IN UNA REGIONE RICCA DI STORIA COME IL PIEMONTE, anche la so­lidarietà può vantare una presenza corposa e significativa negli anni. Solide fon­damenta create già dalle Società di mutuo soccorso, che videro uno sviluppo significativo nella regione nello stesso periodo in cui i cosiddetti “santi sociali torinesi”, tra cui Giuseppe Benedetto Cottolengo, don Giovanni Bosco, Leonardo Murialdo e altri ancora, gettavano le basi delle proprie opere caratterizzate da un forte impegno sociale. Con il territorio più vasto di tutta la penisola (seconda a livello nazionale solo alla Sicilia) e una popolazione di oltre 4 milioni di abitanti, ancora oggi il Piemonte vanta una solidarietà forte, nonostante l’ultima crisi eco­nomica abbia avuto un forte impatto sulla regione. Secondo i dati più aggiornati forniti dall’Istat, infatti, nella regione operano oltre 28mila istituzioni non profit (dati riferiti al 2015), in crescita rispetto al 2011 di quasi dieci punti percen­tuali. Dati che fanno del Piemonte la quarta regione per presenza di non profit, dopo la Lombardia, il Lazio e il Veneto che supera di poco il quarto posto piemontese.

IN PIEMONTE OPERANO OLTRE 439MILA VOLONTARI. Rapportati alla popolazione residente sono quasi mille ogni 10mila abitanti, ovvero ogni 10 abi­tanti in Piemonte c’è un volontario. Un dato in crescita, spiega il censimento dell’Istat, di 5,5 punti percentuali rispetto al 2011, ma che risulta costante rispetto alle statistiche presentate in occasione della IV Conferenza regionale del volonta­riato tenutasi a Torino nel mese di gennaio del 2010. In quell’occasione si stimava una presenza di 440mila volontari, dei quali 60mila impegnati in modo continua­tivo, mentre le principali aree di impegno volontario risultavano essere il settore socio-assistenziale seguito da quello sanitario, della protezione civile e infine cul­turale. Un volontariato che, come numeri, è molto attivo nella provincia di Torino, ma anche in quello di Cuneo, a cui seguono le altre province della regione.

In questo contesto, l’evoluzione dei centri di servizio per il volontariato è stata movimentata. Al momento della stesura del reportage sono cinque i Csv attivi su tutto il territorio regionale, ovvero i Csv di Asti e Alessandria, quello di Cuneo, il centro di Novara e Verbano-Cusio-Ossola, il Csv di Torino e quello di Biella e Vercelli. Tuttavia, prima degli accorpamenti del 2015 i centri di servizio erano nove: Biella, Novara, Vercelli, Alessandria, Asti, Cuneo, Verbano-Cusio-Ossola e infine i due Csv di Torino, il Vssp e Idea solidale.

Il primo coordinamento tra i diversi Csv nasce nel 2004 tra sei centri di servizio e nel mese di giugno 2008 si costituisce formalmente il Coordinamento dei centri servizio per il volontariato del Piemonte, formata dai Csv di Biella, Novara, Vercelli, Alessandria, Asti e Idea Solidale di Torino. Nel 2010 entrano a far parte del Coordi­namento anche i Csv di Torino Vssp, di Cuneo e del Verbano Cusio Ossola.

La riorganizzazione dei centri è avvenuta nel 2015 su mandato del Comitato di gestione per via della progressiva diminuzione dell’entità del fondo speciale per il volontariato, ma non si tratta di una razionalizzazione secondo quelli che sono i termini individuati dalla riforma del terzo settore. Il 2018, quindi sarà un anno di confronto sul tema della riforma e ha già visto il Csv di Cuneo entrare nella compagine di CSVnet.


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