Friuli Venezia Giulia

 

Dal terremoto ad un nuovo approccio col territorio

La coperta più grande del mondo, Trieste © Rita De Nardi
La coperta più grande del mondo, Trieste © Rita De Nardi "Tanti per Tutti"

IL VOLONTARIATO MOLECOLARE. Il volontariato friulano-giuliano ha avuto un’evoluzione recente caratterizzata da eventi storici ben determinati, ma il terreno su cui è cresciuto è fertile da sempre. L’humus in cui affonda le sue radici è ricco di una cultura solidaristica propria della comunità e la fertilità di questo territorio è raccontata dai numeri. Già nel 1999, su una popolazione che superava il milione di persone, le organizzazioni non profit nella regione erano oltre 6.100: circa 7,6 organizzazioni per 10 mila abitanti in grado di mobilitare un residente su tre. Valori che collocavano il Friuli Venezia Giulia al secondo posto nella graduatoria regionale per densità (Bilancio sociale 2005, Centro di servizio per il volontariato Friuli Venezia Giulia). Un dato che ha trend in crescita ancora oggi. Il primo Censimento dell’Istat del 2001 aveva contato oltre 7,7 mila Istituzioni del non profit (Inp) regionali. Nel 2014 sono circa 10 mila, con un in­cremento superiore a quello registrato a livello nazionale, secondo solo al Veneto, collocando il Friuli Venezia Giulia sul podio nazionale (anche se al terzo posto) per numero di Inp ogni 10 mila abitanti. Se andassimo a considerare anche la presen­za di presìdi di organizzazioni con sede legale fuori regione, però, il numero delle presenze salirebbe a oltre 11 mila. “Abbiamo una storia di solidarietà recente - racconta Federico Coan, direttore del Csv del Friuli Venezia Giulia - che ha nel 1976, anno del terremoto, la data simbolo. Da lì è partita una grande mobilitazione sociale e solidaristica che, secondo alcuni, rappresenta uno degli elementi che ha concorso a consolidare la cultura della solidarietà, l’impegno civico e la cittadinan­za attiva”.

A dare un forte impulso al volontariato nella regione, quindi, è stato il terremoto. Un evento con una eco notevole a livello nazionale, che ancora oggi torna in mente quando si parla di fenomeni sismici. Con i suoi 990 morti, il sisma scosse l’intera penisola e la solidarietà attivata coinvolse migliaia di persone. Il motto con cui an­cora oggi si ricorda quei giorni, infatti, non a caso è “Il Friûl ringrazie e no dismen­tee”, il Friuli ringrazia e non dimentica.

IL BIG BANG DI UN VOLONTARIATO DIFFUSO. Oggi in Friuli Venezia Giulia si contano 164 mila volontari, secondo il dossier statistico del 2015, e una presenza di associazioni di volontariato stimabile in circa 1.700 organizzazioni. “Quello del vo­lontariato è un fenomeno magmatico, a volte informale e movimentista - continua Coan -, che dal punto di vista statistico non è semplice rappresentare. La storia del Friuli Venezia Giulia è composita. Lo è il nome stesso della nostra regione e dimostra che la storia che ci caratterizza è fatta di incroci. Una ricchezza che si riper­cuote nelle diverse forme dell’espressione dell’associazionismo”.

Lo sviluppo del volontariato nella regione, però, si deve anche ad un intervento pub­blico non sempre capace di soddisfare i bisogni crescenti della popolazione e anche questo spiega la sua diffusione molecolare sul territorio. Un contesto che negli anni ha favorito la legittimazione politica in sede regionale con l’approvazione di una legislazione di promozione e valorizzazione del volontariato, prima ancora che ac­cadesse a livello nazionale. Ci vorrà del tempo, infatti, per arrivare alla legge quadro nazionale sul volontariato (n. 266/91), ma in Friuli Venezia Giulia il terremoto aveva già accelerato un processo che porterà ad una delle prime leggi regionali sul tema (la n. 74 del 6 novembre 1981, Norme per la valorizzazione del volontariato), ma anche alla legge regionale sulla protezione civile, la n. 64 del 31 dicembre 1986, prima in Italia in materia. Delle due, la prima venne abrogata con la normativa n. 12 del 1995, Disciplina dei rapporti tra le istituzioni pubbliche e le organizzazioni di volontariato, mentre cinque anni più tardi venne approvata la n. 12 del 2000, su interventi per la promozione a livello regionale e locale delle attività di cooperazione allo sviluppo ed al parternariato internazionale.


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