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Un grave danno per i malati e le famiglie. Chiude a Roma Alzheimer oggi

Luisa Bartorelli Francesca Danese Eros Rechichi lightSi è svolta oggi la conferenza stampa a seguito della chiusura, da parte del Comune di Roma, del call center "Alzheimer oggi", che da oltre dieci anni è un punto di riferimento fondamentale per le famiglie e i malati di Alzheimer.

di Clara Capponi

Gestito dall'Associazione Alzheimer Uniti Roma onlus e dall'Associazione Alzheimer Roma onlus, in questo periodo ha risposto a oltre 11mila chiamate, e costava solo 50.000 euro l'anno. Il bacino potenziale di utenza per questo servizio è molto ampio: sono quasi 36.000 i soggetti colpiti dalla malattia di Alzheimer in carico agli UVA del Lazio, e si attendono circa 14mila nuovi casi l'anno.

"Oggi si parla di una battaglia di diritti e di civiltà. Il Lazio è l'unica regione italiana con una legge specifica sull'Alzheimer, ma la legge non è ancora applicata", ha dichiarato Francesca Danese, presidente del Cesv (Centro servizi per il volontariato del Lazio). "Sempre di più ci troviamo davanti un welfare che esclude e che dimentica i diritti: il welfare infatti non dovrebbe essere solo assistenza, ma declinazione della qualità della vita. Non c'è un disegno condiviso sulle politiche sociali, che permetta al volontariato di collaborare con l'Amministrazione. È all'interno di questa mancanza che viene chiuso anche questo servizio, mentre altri non riescono a nascere".

Luisa Bartorelli, presidente di Alzheimer Uniti Roma racconta: "Quando abbiamo ricevuto il fax con cui ci veniva comunicato il taglio dei fondi, abbiamo pensato alle famiglie, ai malati e al supporto che non avremmo più potuto dar loro. Non solo un supporto informativo, ma un vero e proprio sostegno psicologico. Il nostro è un appello perché si trovi una soluzione che permetta alle associazioni di continuare a vivere e ad aiutare le famiglie. È mortificante che non venga riconosciuto il lavoro che abbiamo fatto, tanto più che grazie a noi il servizio sanitario risparmia, perché tra l'altro spesso sconsigliamo il ricovero in ospedale o il ricorso al pronto soccorso".

Il taglio dei fondi è avvenuto senza preavviso, anzi, con effetto retroattivo, ha ricordato Eros Rechichi, tesoriere dell'Associazione Alzheimer Roma: "verrà a mancare un sostegno alle famiglie, che, anche grazie a noi, riuscivano ad aver garantito l'accesso ai servizi – cioè un diritto - e anche la vicinanza di volontari capaci di ascoltare i loro problemi".

"Questa è una porta chiusa in faccia alle categorie più fragili, ancora una volta una dichiarazione di abbandono in un momento di crisi economica e sociale così grave", ha detto Maria Morganti che, grazie al numero verde, ha ricevuto orientamento e sostegno nel momento in cui ha scoperto di avere un familiare malato: "appena in famiglia si scopre la malattia ci si mette alla ricerca di informazioni che sono difficilissime da trovare, in un momento della vita che comunque è drammatico".

Oltre alle associazioni che si occupano di Alzheimer sono intervenuti vari esponenti del terzo Settore per esprimere la loro solidarietà. «Non possiamo accettare che l'istituzione dimentichi che noi volontari ci siamo e ci siamo sempre, né di essere considerati l'ultima ruota del carro perché difendiamo i diritti delle persone che evidentemente stanno sotto la ruota del carro», ha dichiarato Alessandro Reali, presidente della Conferenza regionale del volontariato.

Secondo Carlo De Angelis, portavoce del Social Pride, "non ci può essere ogni giorno un taglio ai servizi. Sono diminuiti l'assistenza domiciliare, i servizi per la tossicodipendenza, per i rom si è speso più in sicurezza che in percorsi di inserimento. Sulla lotta alla povertà o sul gioco d'azzardo ci sono dei fondi regionali, ma mai in questa città si è aperto un confronto su come impegnarli. L'aspetto più grave in questa storia è la mancanza di una capacità di interlocuzione tra le istituzioni e il Terzo settore, attraverso la quale costruire un'alternativa possibile. Non è detto che, se le risorse diminuiscono, sia impossibile trovarne altre o impiegare le poche che ci sono in modi più proficui".

"È in atto una politica di riduzione a zero del welfare o di affidamento al privato o al volontariato a cui, però, viene richiesta una supplenza impropria", ha aggiunto Gianni Palumbo, portavoce del Forum del terzo settore Lazio. "Il problema va risolto alla radice e l'integrazione socio-sanitaria, di cui si parla da quarant'anni, ancora non viene applicata, se non dal Terzo settore".

"Le istituzioni vanno denunciate per la loro inadempienza sociale, politica e costituzionale, ma intanto il Terzo settore deve continuare a dare risposte alle persone che continuano ad averne bisogno: studiamo insieme i modi per andare avanti", ha concluso Eugenio De Crescenzo, presidente AGC (Associazione Generale Cooperative Italiane).

 

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