Censis: come cambia la comunicazione nella formazione dell'opinione pubblica

censisCome cambia la comunicazione nella formazione dell'opinione pubblica: è stato il tema al centro del terzo dei quattro incontri dell'iniziativa del Censis "Un mese di sociale", dedicata quest'anno a "La società impersonale". All'incontro, che si è svolto a Roma il 18 giugno scorso, hanno partecipato il presidente del Censis Giuseppe De Rita, il direttore generale Giuseppe Roma, il responsabile della comunicazione Massimiliano Valerii, il vicedirettore de «l'Espresso» Orazio Carabini, il direttore di Rai 4 Carlo Freccero, l'editorialista de «Il Foglio» Mario Sechi e l'editorialista de «La Stampa» Marcello Sorgi.

In occasione dell'evento è stato presentato lo studio su "Il primato dell'opinione nella comunicazione orizzontale" secondo cui, oggi i consumi mediatici di giovani e anziani risultano diametralmente opposti, con i primi posizionati sulla linea di frontiera dei new media e i secondi distaccati, in termini di quote di utenza, di decine di punti percentuali.

di Alessia Ciccotti

I principali dati emersi dicono che tra i giovani la percentuale di utenti del web è pari al 90,8%, ma è ferma al 24,7% tra gli anziani; il 79,9% dei primi utilizza YouTube, contro appena il 5,6% dei secondi; è iscritto a Facebook il 79,7% dei giovani e solo il 7,5% degli anziani; il 54,8% degli under 30 usa telefoni smartphone sempre connessi in rete, ma lo fa solo il 3,9% degli over 65; e i giovani che guardano la web tv (il 39,1%) sono dieci volte di più degli anziani (il 3,9%).
Nel mondo dell'informazione la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l'80,9% degli italiani li utilizza come fonte. Tra i giovani, però, il dato dei tg scende al 69,2% ed è molto vicino al 65,7% riferito a Google e al 61,5% di Facebook.

 

Sono i dati più esplicativi del ciclone che si è abbattuto sull'apparato mediatico tradizionale, della tendenziale riduzione al singolo delle leve dell'informazione, dell'autodominio del soggetto nella comunicazione. Soprattutto per i giovani le strategie di adattamento nell'ambiente dei media digitali sono improntate al nomadismo - la molteplicità dei media a disposizione li spinge a passare dall'uno all'altro - e al disincanto - l'integrazione dei mezzi determina l'assenza di una vera e propria prospettiva gerarchica tra di essi: per loro le notizie apprese da un tg o da un quotidiano valgono quanto quelle trovate sul web.

Il notevole sviluppo di Internet (sia del numero degli utenti, sia delle sue applicazioni, che ormai permeano ogni aspetto della nostra vita quotidiana), il web 2.0, i social network, la miniaturizzazione dei dispositivi hardware e la proliferazione delle connessioni mobili hanno esaltato il primato dell'utente, che oggi a differenza del passato può costruire il suo personale palinsesto multimediale, svincolandosi dalla logica top-down del passato che implicava una comunicazione unidirezionale verticale dei messaggi da parte delle fonti ufficiali.
Ma oltre a personalizzare la modalità di fruizione, oggi l'utente è in grado di realizzare in prima persona contenuti digitali che, grazie a Internet, può rendere disponibili in molti modi.

Tuttavia, che Internet di per sé favorisca direttamente la partecipazione politica rimane un tema aperto, vista la crescita parallela degli utenti del web e del tasso di astensionismo alle elezioni. Oggi solo il 15% degli italiani crede che la diffusione delle tecnologie digitali abbia prodotto nell'ultimo anno cambiamenti in meglio nell'organizzazione dei movimenti politici (per il 35,3% c'è stato invece un peggioramento) e nella formazione delle opinioni politiche (il 28,8% vede, al contrario, cambiamenti in peggio). E soltanto il 19,8% riferisce miglioramenti dovuti ai nuovi media nella partecipazione dei cittadini.

Nel giudizio sulla politica, poi, vince ancora il passaparola per il 44% degli italiani. Nel mercato del consenso elettorale è ancora la televisione il principale mezzo utilizzato dagli italiani per informarsi sull'offerta politica e formarsi un'opinione. In occasione delle ultime elezioni politiche, più della metà degli elettori ha tratto le informazioni in base alle quali scegliere per chi votare dalle notizie e dai commenti trasmessi dai telegiornali (55,3%), più di un terzo (36,8%) ha attinto ai programmi di approfondimento proposti dalle stesse televisioni, meno di un quarto (22,2%) ha avuto come punto di riferimento i giornali, poco più del 16% le tv all news, il 9% la lettura del materiale di propaganda dei partiti e il 7,5% i programmi radiofonici. Scarsa è stata la partecipazione diretta alle manifestazioni pubbliche organizzate dai partiti (4%). Al contrario, tra i fattori extramediali hanno una grande importanza il passaparola e le discussioni con i familiari e gli amici (43,9%), soprattutto per i giovani (tra i 18-29enni il dato sale al 60,4%). Infine, la comunicazione politica via Internet si articola in una quota del 5,9% di elettori che consulta i siti web di partiti e movimenti (il 7,6% tra i giovani) e l'8,7% che utilizza blog, forum di discussione online, Facebook (il 14,2% tra i giovani). Rispetto alle elezioni del 2009, proprio quest'ultimo canale è tra quelli cresciuti di più (+6,6%).

Il Censis ha inoltre posto l'attenzione sul rischio del "solipsismo di Internet". La tendenza a personalizzare i canali di accesso alle informazioni e l'autoassemblaggio delle fonti attraverso il web - secondo lo studio - comportano però il rischio che si crei su ogni pc, tablet e smartphone un giornale fatto solo dalle opinioni che l'utente vuole conoscere. Così la rete diventa uno strumento nel quale si cercano le conferme di idee, gusti, preferenze che già si possiedono; il conformismo come risultato dell'autoreferenzialità dell'accesso alle fonti d'informazione. Con una corrosione esercitata dall'egemonia dell'opinione che ha finito per produrre nel Paese un grande deficit di interpretazione sistemica. Sono elementi da tenere presenti soprattutto quando si invoca la rete come nuovo dispositivo di selezione della classe politica.

È questo uno dei tratti fenomenologici peculiari in cui si esprime la società impersonale, ormai affollata da una moltitudine di persone senza personalità, che propendono a un egualitarismo schiacciato in basso, favorito da Internet e dalla frammentazione dei processi di comunicazione, senza spinte propulsive in avanti, rimanendo invischiate in una inclinazione al voyeurismo inerte, senza impegno.

Per approfondire il tema visita il sito del Censis

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