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Italiani generosi ma il non profit paga le conseguenze della pandemia

Nel 2020 le donazioni si sono concentrate sulla crisi sanitaria, mettendo da parte le cause o iniziative a cui quotidianamente si dedica il terzo settore. A dirlo è il rapporto “Noi doniamo” presentato dall’Istituto italiano della donazione in occasione del 4 ottobre

di Alessia Ciccotti

La pandemia ha messo alla prova gli italiani, ma la loro generosità non è venuta meno, concentrandosi soprattutto sull’emergenza sanitaria e destinando le donazioni a soggetti quali la protezione civile o gli ospedali. Tuttavia, altre cause importanti per cui il non profit si impegna costantemente, sono state lasciate indietro. Nell’ultimo periodo, infatti, il terzo settore ha vissuto un preoccupante calo delle donazioni, che lo sta mettendo in difficoltà.

È il quadro generale che emerge dal rapporto annuale “Noi doniamo”, curato dall’Istituto Italiano della Donazione e presentato a Roma il 1 ottobre, in occasione delle celebrazioni del Giorno del dono che ricorre il 4 ottobre.

Nello specifico, l’indagine analizza la donazione di capacità e tempo (volontariato), la donazione economica (denaro) e quella biologica (sangue, organi etc.), misurando le pratiche donative e la propensione al dono degli italiani, con dati generali e approfondimenti svolti da diversi punti di vista. Il rapporto si avvale anche di elementi e informazioni provenienti dall’indagine sulle raccolte fondi dell’Iid, condotta con il contributo di CSVnet e dei Centri di servizio per il volontariato, che hanno diffuso sui propri territori la survey, dalle ricerche BVA Doxa, dall’indagine multiscopo sulle famiglie “Aspetti della vita quotidiana” condotta da Istat e dall’Italy giving report di Vita non profit.

La ricerca di Iid sulla raccolta fondi del non profit registra un calo inedito rispetto alle precedenti edizioni: diminuisce per il 54,5% degli enti, è invariata per il 20,5% e in aumento per il 25%. In netto calo anche la raccolta da aziende (diminuita per il 36,4% e invariata per il 58%) e quella da privati cittadini (diminuita per il 45,5% e invariata per il 37,5%), mentre dalle fondazioni erogative è aumentata per il 26% degli enti e diminuita solo per il 14,8%.

Il 2021 conferma il trend negativo: è del 43% la quota di organizzazioni che stima di chiudere il 2021 con una diminuzione delle entrate moderata o consistente. In mezzo ad un quadro di crisi per le entrate da raccolta fondi delle organizzazioni emerge qualche elemento positivo: per un 28,4% di loro sono aumentate nel 2020 le donazioni on line.

I dati sono in linea con quelli dell’indagine “Italiani Solidali” di BVA Doxa, secondo cui nel 2020 la quota di cittadini che hanno effettuato donazioni informali (che dunque non passano per il tramite di un’associazione, come ad esempio le offerte durante le funzioni religiose) registra un calo rilevante passando dal 41% del 2019 al 33% del 2020. Ciò è dovuto sicuramente alle scarse occasioni dove esercitare questa forma di solidarietà. Le donazioni alle organizzazioni non profit sono passate dal 26% del 2019 al 21.

Anche la donazione di tempo e capacità è stata messa a dura prova dalla pandemia, soprattutto a causa dei diversi lockdown e delle scarse opportunità di movimento e socializzazione. Secondo l’indagine Istat sugli aspetti di vita quotidiana la quota di coloro che hanno svolto attività gratuite in associazioni è calata dal 9,8% al 9,2%. Stessi trend di diminuzione sono registrati dall’analisi dell’impatto del Covid di Iid che aveva già rilevato una quota pari al 45% delle organizzazioni interpellate che era stata costretta ad interrompere le proprie attività coi volontari e un ulteriore 23% si era dovuta riorganizzare on line.

Per quanto riguarda le donazioni biologiche, secondo i dati forniti dal Centro nazionale sangue, il numero di coloro che hanno donato il sangue nel 2020 è calato del 3.4% rispetto al 2019 e la quota di nuovi donatori è diminuita del 2%. Un segnale positivo arriva invece dalla donazione di plasma e piastrine in aferesi i cui donatori sono stati in aumento nel 2020 del 7,5%: l’effetto è stato principalmente causato dalle campagne di sensibilizzazione alla donazione di plasma iperimmune per la cura dei sintomi da Covid-19. L’emergenza sanitaria ha provocato poi un calo dei trapianti di organi e tessuti. Lieve calo anche dei consensi alla donazione degli organi sui rinnovi dei documenti di identità passati dal 68% del 2019 al 66,4% del 2020. Il 46,7% di coloro che rinnovano il documento di identità non si è comunque espresso.

Alla presentazione del rapporto, disponibile qui, insieme al presidente dell’Istituto italiano della donazione Stefano Tabò e al direttore di Rai per il Sociale Giovanni Parapini, è intervenuta anche la presidente di CSVnet Chiara Tommasini, che ha sottolineato quanto “da questa indagine emerge chiaramente come le associazioni hanno reagito alla pandemia, re-inventadosi, adattandosi ai nuovi contesti e cercando di trovare nuove strategie, per non far mancare alle comunità in difficoltà il proprio apporto”.

“CSVnet ha indagato a metà del 2020 come i centri di servizio e le associazioni sui territori stavano reagendo all’emergenza. – ha aggiunto Tommasini - Dalla ricerca emergeva in particolare come una buona fetta del non profit fosse stato flessibile e creativo (con una sorprendente “conversione” al digitale) davanti ai nuovi bisogni generati dall’emergenza sanitaria. Ma anche come il volontariato, non solo quello “di base”, continuasse generalmente ad essere trattato troppo spesso dalle pubbliche amministrazioni in modo “improprio e residuale”. “Il lavoro di IID di promozione della cultura del dono e le campagne per il 4 di ottobre vanno in questa direzione, - ha concluso la Tommasini – anche operando sul piano della fiducia fra terzo settore e cittadinanza. Come CSVnet siamo lieti di collaborare a questi percorsi e disponibili a replicarli e approfondirli”.

La realizzazione del Rapporto ha visto anche i contributi di Valeria Reda (Senior Research Manager BVA Doxa e Responsabile della ricerca Italiani Solidali), Paolo Anselmi, Presidente Walden Lab, Giovanni Sarani dell'Osservatorio di Pavia, Sabrina Stoppiello, Responsabile Censimento Permanente delle istituzioni non profit Istat e dalle associazioni Fidas e Aido.

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