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Registro unico Terzo settore: il delicato ruolo di reti associative e Csv nella gestione dei dati

Secondo il direttore Lombardi saranno coinvolti attivamente nella fase di integrazione delle informazioni durante la trasmigrazione. Un processo da realizzare insieme alle Regioni ma nel rispetto di ruoli e responsabilità 

di Lara Esposito*

“Dobbiamo essere tutti pronti per lavorare insieme alla costruzione di un registro unico nazionale del Terzo settore che possa essere il più aderente possibile con la realtà”. È sul tema della collaborazione che si è soffermato l’intervento del direttore generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Alessandro Lombardi al corso di formazione residenziale “Orizzonti del Terzo settore. Le prospettive della riforma” organizzato dal Cesvot e dal Centro di ricerca Maria Eletta Martini. Con l’avvio del registro unico nazionale del Terzo settore (Runts) previsto per dopo l’estate, infatti, si apre una nuova fase per una buona fetta del non profit italiano. Nei prossimi mesi, infatti, lo sforzo di tutti i soggetti coinvolti nella buona riuscita di questo fondamentale passaggio previsto dalla riforma del Terzo settore sarà nel primo popolamento del Runts, dalla trasmigrazione delle organizzazioni di volontariato (Odv) e associazioni di promozione sociale (Aps) iscritte nei registri di settore alle nuove iscrizioni.

In particolare, la trasmigrazione è un vero e proprio “travaso” di informazioni e dati che dovrà rispettare precise tempistiche. Non sarà un vero e proprio passaggio automatico ma una fase complessa non solo per il numero di enti coinvolti – stimati in circa 90.000 – ma anche per l’eterogeneità dei dati contenuti nei registri pre-esistenti. La qualità dei dati è una delle chiavi per la costruzione di un registro che sia il più possibile corrispondente alla reale connotazione degli enti iscritti. Su questo, le reti associative per i propri enti affiliati e i centri di servizio per il volontariato per gli enti di più piccole dimensioni avranno un ruolo fondamentale nell’accompagnare le organizzazioni nella verifica e integrazione delle informazioni che gli uffici potranno richiedere. Saranno loro che dovranno essere pronti ad accompagnare le organizzazioni che in fase di trasmigrazione potrebbero essere chiamati a integrare o modificare informazioni e documenti. Basti pensare al caso di iscrizione automatica degli enti associati, dei circoli territoriali o degli enti affiliati, a cui la vecchia legislazione non richiede la produzione di statuto o atto costitutivo, per cui finora bastava l’attestazione del rappresentante nazionale della Aps attestante la conformità dello statuto. “Su questo le reti si stanno attrezzando per facilitare questa attività di reperimento della documentazione”, ha ribadito Lombardi nel suo intervento.

Allo stesso modo, anche i centri di servizio per il volontariato potranno avere un ruolo analogo. “In base ad accordi specifici basati, eventualmente, anche sull’utilizzo delle risorse destinate al registro unico nazionale del Terzo settore – ha spiegato Lombardi – le amministrazioni regionali possono fare affidamento ai Csv e alle reti associative in questa fase procedimentale post trasmigrazione, una collaborazione da attivare nel caso in cui gli uffici preposti non siano in grado di portare avanti una raccolta dei documenti mancanti”.

Questo tipo di collaborazione, ha sottolineato il direttore generale, “si sviluppa solo in termini di supporto per sanare gli illeciti normativi sull’attività di verifica, ma non può assolutamente determinare una compartecipazione del Csv o della rete alla verifica di conformità dei requisiti”. Un lavoro di squadra, quindi, ma nel rispetto di ruoli, funzioni e responsabilità di tutti, in particolare degli enti.

Non a caso, quindi, il cosiddetto decreto legge “Semplificazioni” (dl n. 77 del 31 maggio 2021) ha spostato al 31 maggio 2022 la scadenza per gli enti del Terzo settore che decidano di adeguare i propri statuti alle prescrizioni del codice del Terzo settore con le maggioranze semplificate. “Questo permetterà agli enti interessati alle richieste di correzioni e integrazioni da parte degli uffici del Runts di rispondere più facilmente e in tempi ridotti a queste richieste”.

Il tema dei dati, come sottolineato in più occasioni in queste giornate di Lucca, è una delle grandi rivoluzioni della riforma perché permetterà per la prima volta di avere un quadro certo e aggiornato annualmente sulla misura del Terzo settore in Italia, permettendo di disegnare politiche e rapporti adatte alle reali esigenze di questo mondo.

Come già ribadito, il ricorso a decreti attuativi è stato necessario per delineare l’impianto legislativo della riforma, che permette una maggiore elasticità rispetto alla rigidità normativa. In secondo luogo, ha ricordato qual è la filosofia sottostante al registro unico nazionale del Terzo settore, che non si riduce al tema della conformità al codice del Terzo settore, ma che si innesca in un sistema relazionale tra pubblica amministrazione, terzo settore e cittadini in cui il valore della fiducia si basa sulla capacità di investire in trasparenza e accountability. Il registro, infatti, serve non solo a garantire uniformità di trattamento degli enti del Terzo settore su tutto il territorio nazionale e la piena conoscibilità dei dati relativi agli enti iscritti da parte di tutti i cittadini. È proprio da questo nuova accessibilità alle informazioni che saranno indirizzate scelte importanti: conoscere a fondo la struttura, le modalità di impiego delle risorse e l’organizzazione degli enti porterà la cittadinanza a scegliere con maggior consapevolezza a quale ente associarsi, in quale prestare attività di volontariato, destinare una donazione o destinare la propria quota del 5 per mille. “Troppi dati non selezionati non determinano una conoscenza piena dell’ente da parte della collettività – sottolinea Lombardi – ma generano l’effetto opposto, una forma di opacità delle informazioni. Per questo motivo nel Runts sono stati selezionati i dati effettivamente rilevanti”.

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