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Dalla “terra dei fuochi” la mappa dei luoghi abbandonati e confiscati

Online il “catalogo” delle buone pratiche sul riuso degli spazi inutilizzati o sottratti alla criminalità, realizzato dal Csv di Caserta insieme a Labsus Libera e diverse realtà locali. Oltre alla mappatura delle esperienze, a disposizione anche strumenti utili per avviare progetti simili e un video reportage con le storie del “modello Casal di Principe” 

di Clara Capponi

Terreni abbandonati che diventano orti urbani, un’ex caserma in disuso trasformata in “sportello” per la tutela dei diritti, ville e appartamenti confiscati ai boss della camorra che ora accolgono centri di aggregazione per giovani. 

Sono solo alcune tra le tante esperienze realizzate in provincia di Caserta grazie all’impegno degli enti di terzo settore ora raccontate nel “Catalogo delle buone pratiche di riuso dei beni comuni e dei beni confiscati” progetto promosso dal Csv provinciale Asso.vo.ce in collaborazione con Labsus - Laboratorio per la sussidiarietà,  il coordinamento locale di Libera e l’Agenda 21 per Carditello e i Regi Lagni.

L’iniziativa, presentata oggi a Casal di Principe a Casa don Diana con la partecipazione anche del vicepresidente di CSVnet Simone Bucchi, è frutto di un lungo percorso (ne avevamo parlato qui)  che ha portato alla realizzazione di un portale online, dove sono raccolte circa 39 esperienze di riuso di beni confiscati e beni comuni censite e geolocalizzate.

Ma non è finita qui: oltre alla mappa e una sezione dedicata a notizie, storie e aggiornamenti sul progetto, ad arricchire il portale anche una sezione dedicata gli strumenti, dove sono resi disponibili dati sui beni pubblici presenti nella maggior parte dei comuni del casertano, oltre a documenti sull’amministrazione condivisa e riferimenti normativi sul recupero sociale dei beni confiscati utili agli enti di terzo settore o ai volontari che intendono impegnarsi in questo tipo di progetti.

Dalla collaborazione con comune di Casal di Principe infine, il Csv ha infine avviato un percorso sperimentale - che verrà esteso in futuro ad altri comuni della provincia -  per monitorare e valutare quasi 60 beni confiscati presenti sul territorio comunale, la metà dei quali - secondo il report disponibile nel portale - è attualmente gestita dal comune stesso e dalle associazioni. 

Le storie dei volontari e delle tante associazioni che hanno ridato vita a questi luoghi sottratti alla criminalità organizzata ora diventati presidi di legalità e impegno civile sono raccontate anche nel  video reportage “Beni liberati”, realizzato dall’agenzia di comunicazione sociale Etiket.

Come ha evidenziato Elena Pera, presidente del Csv, “il terzo settore casertano in questi anni ha imparato a fare rete e a produrre innovazioni sociali. Con il Csv fin dal 2009 abbiamo fatto la nostra parte, supportando i volontari con consulenze progettuali e specialistiche affinché potessero rispondere in maniera adeguata agli avvisi per l’assegnazione dei beni, sostenendo il percorso dell’Osservatorio provinciale sui beni confiscati. Oggi, con il Catalogo delle Buone pratiche di riuso dei beni comuni e dei beni confiscati, vogliamo far conoscere le buone pratiche di riuso sociale sperimentate in questi anni, tracciare delle linee guida per gli enti  e le amministrazioni che intendono replicare le buone pratiche e  avviare nuove forme di collaborazione tra pubblico e privato sociale”. 

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