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Diventa operativo il nuovo Csv Padova Rovigo, Alecci presidente

Mantenere la presenza stabile sul territorio per garantire servizi sempre più qualificati alle associazioni. Questo l’obiettivo del nuovo organismo che dovrà affrontare anche la gestione delle conseguenze legate alle pandemia 

di Clara Capponi

 Mantenere la presenza stabile sul territorio valorizzando al contempo le rispettive competenze, per offrire servizi sempre più qualificati e capillari alle associazioni. 

Si può riassumere così la visione strategica del nuovo Csv Padova Rovigo, nato il 1 gennaio dalla fusione dei rispettivi centri di servizio provinciali. 

Con il primo consiglio direttivo riunitosi ieri (18 gennaio), il nuovo Csv è diventato operativo a tutti gli effetti, sotto la guida del neo presidente Emanuele Alecci, già presidente del Csv padovano mentre per la carica di vicepresidente e tesoriere sono stati eletti rispettivamente Massimiliano Antonioli, già presidente dell'associazione Polesine solidale e Lamberto Cavallari, già tesoriere di Polesine Solidale.

A livello operativo il nuovo Csv, che integra il personale dei due centri di servizio, potrà contare su 12 dipendenti - 8 donne e 4 uomini - impegnati su tre sfide sostanziali.

La prima è quella di adattare gli obiettivi della nuova mission - promuovere la cultura della solidarietà sensibilizzare, essere un punto di riferimento autorevole, favorire la condivisione dei saperi -  ai diversi contesti territoriali. 

L’operatività del centro di servizio riguarderà un territorio “molto vasto con dinamiche insediative, demografiche, economiche, sociali e culturali molto differenziate” spiega in una nota il Csv.

Si tratta di un’area geografica molto variegata -  3.963 km quadrati e 1.173.058 abitanti (dati Istat 2019) - con un grande polo urbano, Padova, che conta 212.395 abitanti, una seconda polarità notevolmente più piccola, Rovigo, che raccoglie poco più di 51.000 abitanti e un buon numero di centri di medie dimensioni, concentrati sul territorio padovano.  

Secondo il Csv la seconda principale sarà affrontare le conseguenze della pandemia e “accompagnare le associazioni in questo delicato periodo di emergenza e post emergenza attraverso nuovi servizi, nuove modalità di erogazione di servizi già in essere e percorsi di formazione e co-progettazione”.

Non a caso il processo di digitalizzazione delle associazioni sarà un primo banco di prova per la struttura, insieme alla sviluppo delle altre azioni di formazione e co-progettazione secondo gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. 

La terza sfida evidenziata dal neo Csv sarà infine quella di  “mettere a frutto e in condivisione tra i due territori il percorso di sviluppo di comunità avviato nella provincia di Padova e nel territorio rodigino con “Padova capitale europea del volontariato” proseguendo le attività di sostegno alla popolazione e quelle legate al tema della rigenerazione urbana.

 

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