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Senza dimora, la lezione del lockdown: superare la logica del dormitorio

Realizzata dall’università di Padova insieme al comune e al Csv provinciale, una ricerca indaga il sistema d’accoglienza dando voce agli utenti e ai volontari delle associazioni impegnate. La presentazione in vista della notte dei senza dimora in programma il 17 ottobre 

di Clara Capponi

Andare oltre la logica del “dormitorio” e dei servizi frammentati ripensando l’accoglienza (soprattutto per le donne), migliorando l’accessibilità dei servizi, favorendo percorsi per l’autonomia delle persone insieme a una formazione migliore per volontari e operatori .

Sono queste le proposte che emergono dall’indagine “2020: vivere senza dimora a Padova”, presentata ieri in occasione della “Notte dei senza dimora”, in programma sabato 17 ottobre dalle ore 17.30, ai giardini dell’Arena, nell’ambito delle manifestazioni organizzate da Fiopsd per sensibilizzare sul tema della povertà estrema e dell’emarginazione sociale.

L’indagine è frutto del lavoro condotto dal tavolo “Povertà e nuove emarginazioni”, istituito in occasione di Padova capitale europea del volontariato, con l'Università di Padova, il Centro di servizio per il volontariato e il comune. Condotta tra maggio e luglio, subito dopo il lockdown, la ricerca intende valorizzare l’esperienza di casa Arcella, avviata insieme alla Caritas locale durante l’emergenza e dove sono stati accolti più di cento ospiti.

La ricerca, realizzata con la somministrazione di questionari online e focus group, è stata curata dal Dipartimento di psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell'Università degli Studi di Padova ed è la prima del suo genere a Padova perchè indaga in particolare gli aspetti qualitativi del sistema di accoglienza e dà voce sia alle persone senza dimora – ne sono state intervistate 156, circa la metà di chi vive in strada a Padova – sia ai volontari e agli operatori di 16 organizzazioni non profit che operano in questo ambito.

La maggior parte delle persone accolte sono maschi (86,5 per cento) con un’età media tra i 40 e i 60 anni. Il 57 per cento è celibe o nubile e nella maggior parte dei casi ha frequentato la scuola dell’obbligo.

Oltre il 40 per cento degli intervistati è di nazionalità italiana ed in molti casi risiede a Padova.
Tra gli stranieri il 36 per cento non possiede il permesso di soggiorno.

Sul piano della salute il 44 per cento dichiara di avere un disturbo fisico o qualche disabilità, il 14 per cento ha un problema di dipendenza o abuso di sostanze e sempre il 14 per cento non ha nessuna copertura sanitaria.

Tra i dati da sottolineare quelli che riguardano l’aspetto economico: oltre il 74 per cento degli utenti intervistati percepisce un’entrata - reddito di cittadinanza e sussidi - e solo l’8 per cento vive di elemosina. L’82 per cento dichiara di non avere un lavoro ma quasi la totalità delle persone - 93 per cento - possiede competenze lavorative.

 

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