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Digitalizzazione, Italia lontana dall'Europa e profondi squilibri interni

Secondo il report di Con i bambini e Openpolis il 12% dei giovani non ha pc o tablet; al 22esimo posto per la quota di famiglie con internet a casa. In ritardo nell'accesso alla tecnologia, nell'uso e nelle competenze dei giovani. Questi squilibri rappresentano un'altra faccia della povertà educativa 

di Alessia Ciccotti

Il 12,3 per cento dei ragazzi non possiede un pc o tablet; nel Mezzogiorno si arriva al 20 per cento. La Calabria è la regione meno connessa del paese, il Trentino Alto Adige primo in classifica. Oltre 1 milione di minori vive in comuni non raggiunti dalla rete fissa veloce.

Il report di Con i Bambini e Openpolis fotografa una Italia molto lontana dalla strategia europea della gigabit society, agli ultimi posti delle classifiche europee e con profondi divari interni. Ma la digitalizzazione non riguarda solo l’accesso alla tecnologia, bensì anche l’uso e le competenze digitali dei ragazzi. Le disuguaglianze digitali, come conferma il rapporto, rappresentano un’ulteriore dimensione della povertà educativa.

L’emergenza Coronavirus ha poi messo a nudo ritardi strutturali e profondi divari territoriali, rendendo molto più acuti disagi già esistenti per gli 8 milioni e mezzo di giovani costretti a casa. Secondo i dati emersi, il 41,9 per cento dei minori, ad esempio, vive in una abitazione sovraffollata e il 7 per cento in una casa con problemi strutturali. La povertà cresce al diminuire dell’età (la fascia 0-17 anni è quella dove l’incidenza della povertà assoluta resta maggiore) e, parallelamente, cresce all’aumentare del numero di figli.

Il divario digitale, poi, si somma ai fattori di disuguaglianza già esistenti: dalla condizione sociale al luogo di residenza. Per fare degli esempi concreti: in Umbria il 7 per cento delle famiglie senza internet imputa il motivo all’assenza di banda larga; oppure, ancora, il 5,3 per cento delle famiglie con un figlio non può permettersi l’acquisto di un pc.

“In questi casi, purtroppo numerosi, – spiega Marco Rossi-Doria – nonostante il grande sforzo di accompagnamento fatto dal Terzo settore, manca proprio un supporto educativo che deve essere tutelato in primis dal diritto allo studio. Non è sufficiente fornire temporaneamente e in comodato d’uso un dispositivo della scuola, che aumenta anche il divario auto percepito e il senso di precarietà – sottolinea – lo Stato dovrebbe garantire alle famiglie in povertà relativa grave o in povertà assoluta la possibilità di accesso a internet veloce e almeno un computer dedicato ai ragazzi”.

I ritardi da recuperare sono molti e tutti riconducibili a un processo di digitalizzazione non ancora abbastanza inclusivo per i minori e le famiglie. A livello europeo, l’Italia è al 25esimo posto su 28 nella classifica DESI 2020 (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società) seguiti solo da Romania, Grecia e Bulgaria. Siamo al 22esimo posto per la quota di famiglie con accesso a internet da casa nel 2019, mentre il 2 per cento delle famiglie con figli non ha internet a casa per motivi legati al costo: il doppio della media Ue.

Restano profondi, inoltre, i divari tra regione e regione. Se la media nazionale di famiglie connesse è del 76,1 per cento, la Calabria arriva al 67,3 per cento, contro l’81,1% del Trentino Alto Adige. Seguono Molise e Basilicata (69%), Sicilia (69,4%) e Puglia (69,6%). Solo la Sardegna, tra le regioni del Sud, ha una quota di famiglie con accesso a internet superiore al dato nazionale.

E a scuola? L’ideale, per potenziare la connettività degli istituti, sarebbe di riuscire a garantire strumenti tecnologici adeguati come lavagne multimediali, tablet, pc. Ma non basta. Secondo l’indagine del Miur relativa all’anno scolastico 2014/15, le regioni con più tecnologie per alunno sono risultate essere, oltre alla Lombardia, la Calabria (prima per numero di dispositivi, uno ogni 5,3 alunni), la Sicilia e la Puglia, grazie ai contributi europei 2007-13. Nell’anno scolastico 2018/2019 nelle scuole italiane, ogni 100 alunni, erano presenti in media 5,7 pc/tablet e 1,8 lim (o proiettori interattivi/smart tv). Ma prima dell’emergenza, i dati indicano profonde differenze interne anche all’interno delle stesse regioni.

Quanto alle competenze digitali dei giovani, i dati sono molto distanti dalla media europea. Secondo l’Eurostat, quando si parla di inviare email, fare videochiamate, trasferire dei file o utilizzare un software, la quota di giovani italiani tra i 16 e i 19 anni in grado di farlo è pari al 64%, contro una media UE dell’83%, con oltre 20 punti di distacco da Regno Unito, Germania e Spagna. Siamo penultimi in Europa per il numero di giovani che leggono giornali online.

Secondo Con i bambini e Openpolis, queste differenze vanno ben oltre la questione della digitalizzazione, perché riguardano il diritto dei minori a non cadere nella trappola della povertà educativa. “Senza un vero percorso educativo, il solo utilizzo del pc a scuola non comporta competenze più elevate. Il divario interno e con gli altri paesi Ue non potrà essere compensato solo con più computer e tablet. Senza questa consapevolezza, nessun provvedimento, da solo, sarà sufficiente a recuperare i ritardi. Perché stiamo parlando di disuguaglianze sociali radicate, profonde, per cui serve una strategia di lungo periodo, sinergica con quella per il contrasto della povertà educativa”.

Leggi il report completo e la sintesi.

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