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Coronavirus, il volontariato siciliano tra emergenza e attività ordinarie

I risultati del sondaggio del Csv di Palermo sulle realtà della parte occidentale dell’isola. L’84% dei rispondenti ha continuato a operare, ma l’incremento dei volontari non è stato sufficiente. Le consegne a domicilio i servizi più richiesti; povertà e solitudine le problematiche più diffuse 

di Nunzio Bruno

Si sono messi in gioco per l’emergenza. Si sono inventati nuove iniziative e hanno continuato a svolgere anche le proprie attività ordinarie. Sono gli enti del terzo settore della Sicilia occidentale che nella prima metà di maggio hanno risposto al questionario on line del Csv di Palermo, basato su quello proposto da CSVnet a tutta la rete dei centri di servizio (qui il report integrale).

Non è un campione statisticamente rappresentativo (sono 186 i rispondenti, delle province di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani), ma è comunque una fetta consistente di enti non profit di questa parte dell’isola che ha deciso di raccontarsi.

L’84 per cento delle realtà associative del territorio è rimasto operativo durante l’emergenza provocata dal Coronavirus, con attività sia nuove che ordinarie. Ciò che ha assorbito le maggiori energie è stata la distribuzione di beni di prima necessità, sia a domicilio che attraverso centri di distribuzione, mense e raccolte alimentari (41%). Ma non manca chi ha garantito supporto telefonico (13%), protezione civile (11%), volontariato sanitario (8%) ed educazione a distanza (6%). In posizioni defilate la realizzazione di mascherine (3%) e la consulenza per la tutela dei diritti (1%).

Per questi enti, come già osservato da altri Csv italiani, le difficoltà più grandi da affrontare sono state la carenza di risorse economiche (23%), la mancanza di dispositivi di protezione (20%), di volontari (15 %) e di beni di prima necessità (10,5%).

Gli enti si sono dedicati soprattutto agli anziani (21%), ai minori (16%), alle persone sole o in quarantena (18%, considerando anche i senza fissa dimora) e ai disabili (19%, aggiungendo le persone con disagio mentale). Non hanno dimenticato poi i migranti (8%) le persone a rischio (6%) e le famiglie (4%).

In questa fase, i partner più frequenti sono stati i comuni e altre realtà non profit e, ancora, le Caritas e le parrocchie, il dipartimento regionale di protezione civile e lo stesso Csv.

Ad essere penalizzate dall’onda d’urto della pandemia sono state alcune attività ordinarie. Fra queste, ad esempio, i servizi e le iniziative per il tempo libero e le attività culturali (33%), le attività formative ed educative (24%), così come l’assistenza alle persone in difficoltà (17%). Insomma, tutte quelle azioni che sono svolte “in presenza”, favorendo la socializzazione e la vicinanza fra le persone e che, naturalmente, il “restiamo a casa” ha interrotto bruscamente.

Per quanto, in questo periodo, si sia percepita la sensazione di una maggiore solidarietà fra le persone, gli enti di terzo settore non hanno notato un grosso incremento di nuovi volontari. Dalle loro risposte emerge un aumento solo del 18%, mentre ce ne sarebbe stato bisogno di almeno tre volte tanto. Volontari necessari per affrontare l’aumento della povertà, la solitudine, le difficoltà nella gestione domestica e/o finanziaria, e tutte le problematiche psicologiche (depressione, difficoltà di convivenza, supporto a bambini e l’acuirsi di patologie psichiatriche) emerse con il Coronavirus.

Nell’insieme del terzo settore della Sicilia occidentale, vi è stato anche chi ha dovuto rinunciare ad operare. Il 16% degli enti rispondenti, infatti, dichiara di non aver svolto attività per l’emergenza. Lo ha fatto, in maggioranza, per rispettare i decreti governativi (56%), per indisponibilità di sedi (16%), per carenza di volontari (11%) e di dispositivi protettivi (11%).

Infine, quali servizi vengono richiesti al Csv in questa fase? La priorità è il reperimento dei dispositivi di sicurezza. A seguire: la fornitura di apparecchiature telematiche, la formazione per i volontari e l’esigenza di trovarne di nuovi. Un certo rilievo, poi, viene dato alla consulenza assicurativa (questione cruciale nella pandemia), all’imparare a gestire le piattaforme on line e alla facilitazione dei rapporti con le amministrazioni locali. Più defilata, ma comunque rilevante nelle risposte, è la richiesta di sostegno del Centro di servizio nel supporto al fund/people raising, nelle consulenze sulla riprogrammazione delle attività, nella diffusione di notizie e appelli, nelle consulenze sulle normative in genere e quelle specifiche. L’insieme di tali esigenze rivela la complessità di questioni e problematiche che il terzo settore della Sicilia occidentale ha dovuto affrontare. Come pure quante soluzioni ha dovuto e saputo approntare.

Consapevole che la situazione creata dall’emergenza non si limita alla sfera sanitaria, il Csv ha offerto e offre servizi specifici e straordinari agli enti impegnati nell’emergenza. Ne sta mettendo in campo altri, per promuovere e potenziare sia l’azione dei volontari che ancora si adoperano sul fronte della crisi, sia quella di coloro che intendono attivarsi per favorire la ripartenza e la ricostruzione.

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