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Foggia, rimaste attive 6 associazioni non profit su 10

I risultati del sondaggio del Csv sul volontariato della Capitanata durante l’emergenza Coronavirus. Il 40% ha sospeso tutte le attività, rapporti positivi con le amministrazioni locali nel 70% dei casi, la perdita economica è di circa 150 mila euro, mancanza di risorse e di mascherine le criticità più forti

Dall’inizio dell’emergenza da Coronavirus, oltre il 40 per cento delle associazioni della provincia di Foggia ha sospeso completamente le proprie attività, il 41 per cento lo ha fatto in parte. Delle circa 100 associazioni rimaste più o meno attive, il 70% è stato impegnato in attività legate proprio all’emergenza sanitaria, nel supporto educativo, psicologico e sociale o in attività di sostegno alla persona, come la consegna a domicilio per le persone più fragili. Sono stati circa 2mila i volontari impiegati nelle scorse settimane, tra cui 230 nuove unità.

Sono alcuni dei dati emersi dal monitoraggio realizzato dal Csv di Foggia nelle scorse settimane, attraverso un sondaggio online basato sul questionario-tipo che CSVnet aveva recentemente proposto alla rete dei Centri di servizio. Nello specifico, sono 160 le associazioni che hanno risposto.

Varie le attività sospese, a causa del lockdown: dagli incontri pubblici (nel 50% dei casi), ai corsi di formazione (34%), dall’attività di educazione e animazione (60%) fino a concerti, proiezioni, teatro e danza (40%). Iniziative che i volontari intendono riproporre appena possibile, nel 60% dei casi.

L’indagine del Csv di Foggia ha messo in luce il duro colpo che il blocco delle attività ha provocato sulle realtà non profit locali in termini sociali, culturali ed economici. Ne è emersa un'analisi approfondita delle criticità, grazie alla quale il Csv sta già elaborando un piano di intervento.

È stato calcolato che la perdita economica – tra anticipi relativi a progetti e mancati incassi – è di circa 150 mila euro. Come emerso anche in indagini simili già condotte, ad esempio dal Csv Brindisi Lecce e dai Centri dell’Emilia Romagna, le maggiori difficoltà incontrate tra i volontari operativi nell’emergenza sono l’assenza di dispositivi di protezione individuale e la carenza di risorse economiche, aspetti che, nella provincia di Foggia, si ritrovano nei bisogni associativi segnalati per la fase due.

Secondo i volontari, invece, il rapporto con le amministrazioni, è da considerare collaborativo nel 70% dei casi, indifferente e negativo nel restante 30%. Il 70% delle associazioni coinvolte si è detto disponibile e interessato a proposte formative a distanza su temi specifici come raccolta fondi, progettazione, comunicazione, riforma del terzo settore e revisione statuti.

“Il volontariato ha già fatto molto sul territorio di Capitanata in questa emergenza – sottolinea il presidente del Csv di Foggia, Pasquale Marchese –, come è emerso anche dalla mappa costruita sul nostro sito. Nella fase 2 che si è appena aperta, e proprio partendo dai risultati della ricerca, il nostro compito sarà anche quello di rispondere ai nuovi bisogni, ricalibrando la programmazione delle attività”.

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