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E se dall’emergenza nascesse “l’economia di cui abbiamo bisogno”?

Nel nuovo numero monografico di “Comunicare il sociale", rivista del Csv di Napoli, interventi di esperti e intellettuali sulla crisi attuale. Tra questi, la presidente di Banca Etica Anna Fasano e il magistrato napoletano Catello Maresca 

di Alessia Ciccotti

Comunicare il sociale, la rivista curata dal Csv di Napoli, ha dedicato l’intero numero del mese di aprile all’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus. La redazione ha chiesto ad esperti, intellettuali ed esponenti della società civile di “raccontarci la crisi” che stiamo vivendo. Il tema è stato affrontato da prospettive diverse e complementari, in primo luogo quella del terzo settore. Accanto a questa ci sono poi le riflessioni riguardanti gli aspetti dell’educazione dei giovani, del lavoro, del diritto e dell’economia.

Tra i tanti spunti offerti segnaliamo un passaggio dell’articolo scritto da Anna Fasano (presidente Cda Banca Etica), dal titolo “Una finanza per questo tempo: perché è necessaria, come ripensarla”, in cui dice: “Stiamo tutti riscoprendo l’importanza del prendersi cura dei nostri territori e di coltivare relazioni nelle nostre comunità; non possiamo permettere che questo sia il sentiment del momento, ma dobbiamo far sì che riconversioni di settori delle nostre imprese sociali (e non) possano permetterci di guardare all’economia di cui abbiamo bisogno e non di cui siamo consumatori schiavi”. “Cosa serve? – aggiunge la Fasano – Una finanza che accompagni il terzo settore in termini di credito, metta a disposizione Fondi Impact che sostengono imprese a vocazione sociale, percorsi di microcredito per piccole imprese”.

Nel suo contributo, intitolato “Si è fermato il mondo, non si fermeranno le mafie. Per sconfiggerle bisogna aggiornarsi”, il sostituto procuratore della Corte di Appello di Napoli Catello Maresca afferma: “Cerchiamo di tracciare uno scenario post contagio con imprese sul lastrico bisognose di liquidità immediata e poca burocrazia. Il campo ideale per le organizzazioni mafiose. Siamo pronti ad affrontare questa nuova offensiva? Ovviamente no (…)”. “Alla ripresa, dopo questa emergenza, non sarà più tollerabile una siffatta sottovalutazione del problema. – scrive Maresca – (…) Non intervenire significa essere conniventi con le mafie o quantomeno contribuire ad alimentare nell’opinione pubblica questa impressione. Tutti effetti profondamente negativi per chi lotta tutti i giorni nel tentativo di dare proprio il messaggio opposto, quello cioè che le mafie si debbono e si possono sconfiggere. Da soli però non si va lontano e non c’è più tempo da perdere. La lotta alle mafie – prosegue – deve essere soprattutto aggiornata altrimenti è destinata a fallire, come è accaduto fino ad oggi. (…) La magistratura riesce con grandissimi sforzi a tamponare le emergenze territoriali, ma manca una seria strategia complessiva per evitare che il fenomeno mafioso si ripresenti con modalità ancor più aggressive anche se con interpreti differenti. (…) Questo può essere fatto solo da uno Stato Apparato consapevole e complessivamente impegnato su questo fronte. Come è accaduto in passato per fenomeni ben più complessi ed ideologicamente più radicati come il terrorismo. In Italia sembra quasi che la presenza delle mafie ormai sia considerato come un male necessario, quasi come un fenomeno ineludibile”.

Leggi e scarica tutta la rivista qui.

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