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Come “pesare” il volontariato: l’aiuto arriva dalla blockchain

Impatto sociale: al via a Torino l’applicazione di “CommonsHood” per rendicontare l’impegno gratuito in termini di tempo e competenze. Da un’idea del Csv Vol.To sviluppata dall’università in collaborazione con il comune 

di Marta Varone

Dare più valore al volontariato e agli enti del terzo settore grazie alle nuove tecnologie: è una delle possibili applicazioni di “CommonsHood”, un’app che nella sua fase sperimentale ha permesso a circa 1.000 famiglie e persone in difficoltà di utilizzare un proprio “borsellino sociale”, ovvero un portafoglio di buoni-acquisto da spendere nei negozi aderenti, per un totale di 400.000 euro. Ma grazie al contributo del Centro di servizio per il volontariato di Torino, le associazioni del terzo settore potranno utilizzarla anche per rendicontare le proprie attività, ai fini della valutazione dell’impatto sociale.

CommonsHood si rivolge infatti a cittadini, commercianti e associazioni di volontariato proponendo strumenti di crowdfunding e marketing come le tessere prepagate, cashback, tessere punti e buoni sconto; in particolare, permette di creare e scambiare dei gettoni - detti token - che vivono sulla blockchain. Non si tratta quindi di strumenti speculativi globali, come i Bitcoin o altre criptovalute, ma di modalità di inclusione finanziaria, gestiti a livello locale con l’obiettivo di sostenere la comunità nelle sue fasce più deboli.

Il progetto è stato sviluppato dall’università di Torino in collaborazione con il comune e il Csv Vol.To, attraverso l’uso della blockchain - una struttura informatica di dati condivisa. L’app è inoltre uno dei 22 progetti finalisti, candidati al premio europeo “EIC Horizon Prize Blockchains for social good” ed è stata presentata lo scorso 5 febbraio all’Open Incet di Torino, luogo significativo per essere stato tra gli elementi che hanno permesso alla città di vincere il premio di Capitale europea dell’innovazione 2016.

La partecipazione del Centro di servizio torinese al progetto consiste nell’aver proposto un’applicazione sperimentale di CommonsHood rivolta ad associazioni ed enti del terzo settore: l’app infatti permetterà di rilasciare un token ogni volta che verrà svolta una prestazione di volontariato. Questo token sarà registrato nel wallet dell’ente - vale a dire il suo portafoglio elettronico - e sarà quindi utilizzabile in fase di rendicontazione dell’attività. In questo modo i volontari saranno in grado di “pesare” le ore di volontariato prestate, in termini temporali e anche di competenze. 

In questo senso, l’app CommosHood può rispondere a una delle linee guida indicate dalla riforma del terzo settore, ovvero la valutazione degli esiti di impatto sociale dell’attività delle associazioni, al fine di migliorarne la professionalità e l’organizzazione. In tal caso, infatti, l’innovazione digitale aiuta a passare da una misurazione del volontariato basata solo sugli output (dati di attività: ovvero quante ore, quante persone, quanti beneficiari...) a una che considera come prioritari gli outcome, vale a dire i risultati di impatto sociale.

“Il nostro obiettivo è lanciare una rivoluzione tecnologica paragonabile a quella prodotta dal Web 2.0 che ha permesso a chiunque di pubblicare su internet contenuti multimediali senza avere competenze tecniche, - dice Claudio Schifanella, responsabile dei progetti europei e regionali che finanziano CommonsHood, a capo del gruppo di lavoro del Dipartimento di informatica. - Analogamente, CommonsHood permette a tutti di creare token crittografici tramite una semplice app, senza sapere nulla della tecnologia Blockchain e senza avere competenze di programmazione, e usarli per i propri scopi. La app è integrata con il nostro social network civico locale FirstLife, basato su una mappa interattiva della città”.

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