Volontari italiani e stranieri riaprono il bar della stazione abbandonata

Si chiama “Caffè sociale” e da pochi giorni ha ravvivato lo scalo ferroviario di Mondovì, in Piemonte, grazie all’associazione MondoQui. Il presidente Abdel Boumedhi: “Lavoriamo insieme per costruire una città migliore” 

di Debora Sattamino

Un tè caldo o un caffè per chi attende il bus o per chi ha chiamato un taxi e lo sta aspettando magari al freddo, due parole in compagnia con i pendolari. Piccole azioni che finalmente cancellano quella percezione di abbandono che la stazione ferroviaria di Mondovì, cittadina di 23 mila abitanti in provincia di Cuneo, da qualche tempo aveva.

Era il 2013 quando i volontari dell’associazione MondoQui (composta da metà italiani e metà stranieri) decisero di fare qualcosa di concreto per trasformare uno dei luoghi di maggior passaggio della città e “riconsegnarlo” ai suoi cittadini. “Ci aveva colpito il reportage di un giornale locale – spiegano – che poneva l’attenzione su come la nostra stazione ferroviaria fosse diventata un luogo di degrado, un posto dove le persone transitavano velocemente con timore. L’idea ci è venuta subito, in modo naturale e spontaneo”.

Bar Mondovi 4

MondoQui è nata circa 10 anni fa con lo scopo di intervenire “dove ci sono conflitti e differenze culturali” attraverso il volontariato e l’impegno sociale di immigrati e italiani insieme. Precisa il presidente Abdelghani Boumedhi (di origini marocchine): “Lavoriamo per il dialogo tra le culture, l’amicizia e l’integrazione a Mondovì e dintorni, per conoscersi e costruire insieme una città migliore”.

Il senso civico, il “dovere” di fare qualche cosa per gli altri, il desiderio di cambiare in meglio il mondo partendo dalle piccole cose, ad Abdelghani (Abdel come lo chiamano tutti in città) è stato trasmesso dai genitori quando era in Marocco, fin da giovane. E quando è arrivato in Italia per cercare lavoro è subito diventato volontario.

I progetti messi in piedi in questi anni sono stati numerosi, ma il fiore all’occhiello resta quello della stazione, la cui “trasformazione” ha vissuto da poco un passaggio fondamentale con la riapertura del bar. “Dal 2013 – racconta Abdel – disponiamo qui di locali in comodato, diventati sede anche per altre associazioni, centro culturale e luogo di aggregazione giovanile. Due locali sono stati risistemati e sono intensamente vissuti e ne seguiranno altri. MondoQui è così diventata un laboratorio di idee in cui si progetta e si realizza innovazione sociale”. Un’attività che ha sempre visto al fianco dell’associazione il sostegno concreto del centro di servizio per il volontariato di Cuneo, in particolare nella fase di partenza con l’acquisto di attrezzature e allestimenti attraverso un bando tra il 2012 e 2013.

Da una “costola” di MondoQui è nata recentemente la cooperativa sociale Franco Centro che gestisce il bar della stazione. “Era l’estate del 2014 – raccontano i volontari – quando il locale abbassò la serranda senza preavviso. E pensammo che si potesse provare a farlo riaprire. Il cammino è stato lunghissimo; dopo anni di trattative e burocrazia finalmente ha preso vita il ‘Caffè sociale’”.

La cooperativa è mossa dagli stessi valori e obiettivi pratici dell’associazione, ma con in più la possibilità di creare inclusione sociale attraverso l’occupazione. Rilevanti sono stati i lavori nel vecchio bar che, dopo essere stato dotato di nuovi impianti, ripulito, restaurato, pitturato per valorizzare le antiche decorazioni del soffitto, è entrato pienamente in funzione lunedì 7 ottobre e oggi è aperto dalle 6 alle 18.

Il “Sociale” vuole essere un bar “etico”. Significa che non ci troverete slot machines, che l’uso della plastica sarà scoraggiato a favore di borracce e contenitori riutilizzabili, che non ci saranno super-alcolici e che invece saranno disponibili prodotti di qualità a km zero. Insomma un “Caffè” un po’ speciale che vale la pena frequentare. 

 
Novembre 2019
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