L’informazione sull’ambiente, tra scienza e fake news: corso del Csv

 Il 26 ottobre a Roma un seminario per i giornalisti (5 crediti) organizzato dal Centro di servizio per il volontariato del Lazio. Tra i relatori, Ermete Realacci (Symbola), Jan Olsson (Reves) e Marina Baldi (Cnr) 

Un corso di formazione per giornalisti, sul tema L’informazione sull’ambiente, tra ideologie e fake news si terrà a Roma sabato 26 ottobre (8.30-13.30) presso Csv Lazio, che lo ha organizzato in collaborazione con CSVnet. Il corso dà diritto a 5 crediti per la formazione professionale continua: basta iscriversi sulla piattaforma Sigef selezionando i “Corsi enti terzi”.

Non è solo per l’“effetto Greta” o per le manifestazioni legate ai Fridays for future che sembra essere cresciuta nei cittadini la sensibilità per i temi legati all’ambiente e agli effetti del cambiamento climatico. Probabilmente convergono su questa sensibilità una serie di processi che la società civile, il mondo del non profit e quello della ricerca hanno coltivato soprattutto nell’ultimo decennio: pensiamo alle riflessioni e alle esperienze legate ai temi dell’inquinamento dei mari e delle terre, dello sviluppo sostenibile, dell’economia circolare, delle energie rinnovabili e della povertà. Pensiamo anche ad alcune leggi, come la 205 del 27 dicembre 2017 che ha imposto che, dal 1° gennaio 2019, si potessero commercializzare solo bastoncini nettaorecchie biodegradabili.

Il tema dell’ambiente è complesso, comunque lo si affronti: anche partendo da casi molto concreti (il parco sotto casa abbandonato al degrado, la tartaruga soffocata dal sacchetto di plastica…) si finisce inevitabilmente col rimettere in discussione gli stili di vita prevalenti e le politiche – ambientali, ma anche sociali – che accompagnano la vita delle comunità.

E, anche se in Italia non si può parlare di un vero e proprio movimento ecologista, l’attivismo ambientale, nelle sua varie forme, cresce. Secondo l’Istat, sono almeno 180mila i volontari impegnati nella salvaguardia dell’ambiente nel nostro Paese (+28 per cento tra 2011 e 2015) e sono 5.105 gli enti non profit attivi nel settore. Poi ci sono gli studenti e tutti coloro che si impegnano nei modi informali che sfuggono alle rilevazioni.

Contemporaneamente si colgono segnali di cambiamento negli stili di vita: è diventato normale vedere persone che si portano dietro la borraccia, anche al lavoro; nei supermercati i reparti dedicati al bio occupano spazi crescenti; l’uso della bicicletta per spostarsi conquista sempre nuove fette di città.

Tutto ciò è accompagnato da una richiesta di informazione ambientale attendibile. Ma proprio questo è il punto: l’informazione sembra rispecchiare una radicalizzazione di posizioni che si è resa visibile soprattutto attorno al tema del cambiamento climatico, tra coloro che sostengono la necessità di affrontarlo costruttivamente per quanto possibile, e coloro – per quanto pochi – che ne negano l’esistenza. Anche l’informazione appare a volte condizionata dai social network, che, come è noto, danno maggiore visibilità ai contenuti complottisti e alle fake news e aggregano attorno a stati d’animo inconciliabili con le istanze della ragione.

Quali sono oggi dunque i punti di riferimento per un’informazione sull’ambiente che sia attendibile, costruttiva, utile ai cittadini e che, magari, dia la parola anche a quella società civile e a quel volontariato che da anni accumulano esperienze e saperi su questi temi? Attraverso il confronto con esperti, da una parte, e con professionisti dell’informazione dall’altra, il corso ha l’obiettivo di individuare criteri, fonti, linguaggi che aiutino a produrre “buona informazione”.

Sono previsti gli interventi della ricercatrice del Cnr Marina Baldi, di Jan Olsson, co-presidente della rete europea Reves, del presidente di Pentapolis onlus Massimiliano Pontillo, dell’ex presidente di Legambiente e deputato Ermete Realacci, oggi presidente di Symbola e del giornalista dell’Ispra Giuseppe Milano.

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Novembre 2019
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