Disastro aereo in Etiopia, il cordoglio del volontariato

Molte fra le vittime del volo partito da Addis Abeba per Nairobi erano in viaggio per la quarta assemblea dell’Onu sull’ambiente. Fra di loro il presidente del Cisp e Link 2007 Paolo Dieci, i volontari dell’associazione Africa Tremila e due ragazze romane che lavoravano per il World food program 

di Clara Capponi

"E' l’Italia della porta accanto, dei tanti che a dispetto dei cinici e degli scettici porta un aiuto concreto nelle zone povere del mondo e offre ai giovani esempi di coraggio e di umanità". Oggi è una giornata di dolore per le vittime dell’incidente al Boeing Ethiopian Airlines decollato ieri mattina (10 marzo) da Addis Abeba e diretto in Kenya. Nessuna delle 157 persone a bordo sono sopravvissute; molte di loro erano in viaggio per la quarta assemblea Onu sull’ambiente, che si apre lunedì 11 marzo a Nairobi. Fra i passeggeri anche otto italiani, impegnati a vario titolo in progetti umanitari, culturali, di sviluppo e aiuto alle popolazioni più povere.

Le operazioni di recupero
Le operazioni di recupero
 

Sui social sono tantissimi i messaggi di commemorazione e ricordo, che arrivano soprattutto dal mondo cooperativo: “Un dolore immenso per tutto il mondo della solidarietà e della cooperazione internazionale: siamo vicini ai familiari, ai colleghi e agli amici delle vittime del tragico incidente aereo di Addis Abeba” riporta in un post su Facebook l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi).

su quell’aereo viaggiava Paolo Dieci, presidente del comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli (Cisp) e della rete LinK 2007, un’associazione di coordinamento che raggruppa importanti ong italiane. "Il mondo della cooperazione internazionale - si legge sul sito web di Cisp - perde uno dei suoi più brillanti esponenti e la società civile italiana tutta perde un prezioso punto di riferimento”.
Come sottolinea Link 2007 nel suo comunicato: “Il suo esempio e la strada che ha indicato nella sua azione e nel suo modo di porsi quotidiani può aiutarci a superarlo. Dialogo con tutti, studio e conoscenza dei contesti e dei problemi, approfondimento e ricerca di soluzioni condivise, presenza e impegno nei progetti di sviluppo, a formare, sostenere, guidare, comunicare valori e visioni, capacità di costruire partenariati con comunità e istituzioni, amore per i più deboli ed esclusi. Considerava la formazione indispensabile per affrontare i temi dello sviluppo”. “Esprimiamo la nostra vicinanza a sua moglie, ai suoi figli ed a tutti gli amici e colleghi che hanno lavorato con lui in questi anni, potendo venire a contatto con i suoi valori e le sue idee per una società più giusta e solidale” commenta Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale del terzo settore.

Tra le altre vittime italiane ci sono anche tre volontari della onlus Africa Tremila di Bergamo: il presidente Carlo Spini, medico in pensione di Arezzo, la moglie Gabriella Vigiani, infermiera, e Matteo Ravasio, commercialista. Avevano costruito un ospedale a Nairobi e stavano portando avanti un altro progetto ambizioso: portare in Senegal le macchine agricole non più utilizzate in Italia.

“Carlo ha accompagnato sin dall’inizio con la sua generosità e il suo entusiasmo la nascita a Balaka in Malawi del programma Dream e poi successivamente in Kenya, creando un solido legame di amicizia e di grande sintonia” è il ricordo di Carlo Spini scritto in un post su Facebook del programma Dream promosso dalla Comunità di Sant'Egidio per garantire il diritto alla salute e l’accesso alle cure in Africa.

A perdere la vita nell'incidente aereo anche Maria Pilar Buzzetti, 31 anni e Virginia Chimenti, 26, le due ragazze romane che lavoravano per il World Food Programme. “È impossibile esprimere un dolore e un vuoto così grande con le parole” commenta con un post su Facebook l’associazione Alice For Children con cui nel 2014 Virginia aveva collaborato nella sede milanese. Con loro anche anche Rosemary Mumbi, zambiana con passaporto italiano che lavorava alla sede della Fao e che insieme alle ragazze avrebbe partecipato alla conferenza sul clima.

L’ultima vittima italiana è Sebastiano Tusa un archeologo di fama internazionale: si stava dirigendo a Malindi per un progetto dell’Unesco.

“Per noi questo 10 marzo di lutto sarà d'ora in avanti e per sempre il giorno della solidarietà internazionale” riporta la pagina Facebook di Cooperazione e solidarietà Internazionale.

 
Maggio 2019
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