Empori solidali in festival: un paracadute sociale sempre più diffuso

Le oltre 20 strutture dell’Emilia-Romagna si ritrovano a Soliera (Mo) il 27 ottobre, sotto il simbolo di un’ape che vuole “contaminare” altri territori. In 8 anni 32 mila persone aiutate con cibo gratis da una rete di associazioni, istituzioni e aziende, con quasi mille volontari 

di Andrea Saravalle

Svegliarsi, alzarsi dal letto e andare al lavoro. Prendere l’auto, la bici, l’autobus. Fare la spesa in pausa pranzo, andare in palestra e poi a cena con amici. Vita quotidiana, quasi banale e noiosa per molti di noi. E se questa vita fosse vista con gli occhi di chi si sveglia la mattina, indossa una maschera di serenità in casa, per poi girare la città a piedi distribuendo curriculum... sarebbe ancora “banale”?

Una società dove la perdita di lavoro improvvisa può significare un ritorno al piano terra del benessere psicologico e relazionale deve anche porsi la questione di creare reali paracadute sociali. Uno di questi ha preso forma nell’idea degli empori solidali, nata diversi anni fa a Roma e ormai divenuta una realtà diffusa. Sviluppati in forme simili a supermercati, gli empori sono in molti contesti al centro di un viaggio di “riattivazione” per persone in transitoria situazione di disagio economico: luoghi dove il cibo – proveniente dall’invenduto di esercizi commerciali o acquistato grazie a donazioni di privati – non ha prezzo, se non quello di una speranza di ripartire insieme.

In Emilia-Romagna istituzioni, enti del terzo settore, aziende e volontari, si sono prodigati in 20 aree urbane per applicare questo nuovo modello di welfare generativo. Queste 20 realtà hanno creato una rete, che da tre anni si riunisce in un festival. Cervia nel 2016, Bologna nel 2017 e quest’anno, sabato 27 ottobre, Soliera (MO). Attorno a una ideale tavola rotonda, rappresentanti dell’associazione Papa Giovanni XXIII, Croce Rossa Italiana, Caritas regionale, Fondazione Banco Alimentare ER, CSVnet, oltre che ricercatori dell’Università di Modena e NordiConad. Ad aprire e chiudere la giornata, in una sorta di staffetta, Stefano Zamagni, massimo esperto di welfare generativo e Monica Raciti, responsabile del Servizio politiche per l’integrazione sociale e il contrasto alla povertà e terzo settore della regione Emilia-Romagna, oltre ovviamente a rappresentanti della rete degli empori solidali, emiliano-romagnoli e non solo: volontari, operatori e dipendenti.

Se Parma fu il primo emporio ad essere realizzato, nel giro di 8 anni queste realtà si sono moltiplicate. Dall’ultimo censimento, con dati aggiornati a fine giugno, le persone aiutate sono state oltre 32.000, oltre 10 mila le famiglie (41% italiane, 59% straniere). 136 enti del terzo settore e 376 aziende supportano i 960 volontari e 22 dipendenti che accolgono i beneficiari nelle 180 ore di apertura settimanali. È concettualmente sbagliato pensare che, negli empori, profit e non profit siano staccati. Ben un quarto del cibo proviene dalla grande distribuzione organizzata e da queste esperienze emerge con chiarezza come la responsabilità sociale d’impresa sia la chiave per un futuro sostenibile ed equo, anche da un punto di vista di investimenti sociali. Per ogni euro investito, infatti, il ritorno è di quattro euro in termini di impatto sociale, così come emerso dalla ricerca svolta recentemente su “Portobello” (emporio di Modena), i cui risultati verranno discussi durante il festival.

Un processo, quello degli empori, in continuo divenire. A ridosso del festival, in provincia di Bologna ci sono le inaugurazioni di “Amalio” (San Lazzaro di Savena) e “Il sole” (Casalecchio di Reno). A breve partiranno Piacenza e Riccione. Primi momenti di vita, rivissuti dall’emporio di Parma che ha da poco cambiato sede, per accogliere le oltre 1.000 famiglie beneficiarie in una struttura più grande.

Appuntamento quindi a Soliera con gli Empori Solidali dell’Emilia-Romagna, il cui simbolo è un’ape, pronta a impollinare altri territori e dal colore giallo acceso. Colore di energia, conoscenza e luce.

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