Centri di servizio: dalla riforma un’opportunità per rafforzarsi

Sulle pagine di Buone notizie del Corriere della sera, il presidente di CSVnet Stefano Tabò commenta le ultime novità sui CSV: la decisione dell'Onc di fissare a 49 il numero dei Centri sul territorio italiano e la sentenza della Corte Costituzionale che rigetta i ricorsi delle regioni Veneto e Lombardia 

La scorsa settimana, nell’arco di soli tre giorni, sono arrivate due notizie determinanti per la “nuova stagione” dei Centri di servizio per il volontariato. Dapprima l’Organismo nazionale di controllo (Onc) ha determinato il nuovo assetto dei Csv sul territorio italiano, stabilendo che essi saranno 49 (dai 65 attuali). Quindi, la Corte costituzionale ha pubblicato la sentenza che rigetta i ricorsi delle regioni Veneto e Lombardia contro gli articoli Codice del Terzo settore che riguardano proprio i Centri di servizio.

L’Onc ha applicato i criteri fissati dalla nuova normativa. Lo ha fatto avvalendosi della facoltà di deroga attribuita, oculatamente, dal legislatore. Ciò gli ha consentito di interpretare il proprio compito raccogliendo (tranne che in un caso) tutti gli orientamenti emersi dagli intensi processi di coinvolgimento dell’associazionismo avvenuti nell’ultimo anno in tutte le regioni interessate, e in cui i Csv sono stati protagonisti.

Una scelta di lungimiranza che ha permesso di gestire con attenzione un passaggio dalle notevoli implicazioni anche simboliche. In una battuta, ciò che è prevalso non è stata di certo la logica verticistica, distaccata dal territorio, che qualcuno aveva pure paventato. La nuova articolazione vedrà dieci regioni e le due province autonome con un solo Centro, mentre nelle nove regioni restanti il loro numero oscillerà tra 3 e 6 Csv. E dopo l’apertura di quello di Bolzano tutte le province italiane avranno un Csv di riferimento. Il nuovo scenario, infatti, non determinerà una svalutazione dei maggiori punti di forza dei Centri di servizio: il loro radicamento territoriale e la loro capillarità, oggi espressa in circa 400 “punti servizio” in tutta Italia. Si tratterà invece di reinterpretare e rafforzare questa presenza, rendendo possibili nuove configurazioni operative e ottimizzando le energie.

Detto questo, occorre essere avvertiti della complessità relazionale, normativa e organizzativa che comporterà fondere tra loro Csv che hanno operato distintamente per vent’anni. Ma, ancora una volta, identità comune e chiara finalità consentiranno al mondo del volontariato di vincere questa sfida.  CSVnet sosterrà i processi, per ciò che risulterà necessario. Non meno importante è stata la sentenza della Consulta. In particolare essa stabilisce la costituzionalità delle disposizioni previste dal Codice inerenti alla dimensione nazionale per il controllo dei Csv e alla gestione delle risorse ad essi assegnate. Il ricorso delle due regioni ha dunque permesso di fare chiarezza, sgombrando definitivamente il campo da dubbi e incertezze. Trovo determinante il passaggio della motivazione laddove la Corte difende le disposizioni contestate ritenendole, invece, «espressione» dell’imprescindibile esigenza di uniformità «senza che ciò comporti, tuttavia, un irragionevole sacrificio delle specificità territoriali». Forse, anche dalla vicenda dei CSV, può consolidarsi nel Paese una più matura coscienza civica e istituzionale. La ricerca di una visione d’insieme e l’affermazione di una coerenza complessiva non muovono contro le identità territoriali ma, a ben vedere, sono al loro servizio.

Una versione di questo articolo è stata pubblicata sull'edizione di oggi di Buone notizie, il settimanale dedicato al terzo settore edito dal Corriere della Sera.

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