“Lo sviluppo del Sud? Passa anche per il lavoro negli enti di terzo settore”

Secondo Antonio Fici, coesione sociale ed espansione economica devono crescere insieme per portare benessere. E la riforma del terzo settore (che ha contribuito a scrivere) favorisce questo processo. Il Csv del Molise anticipa ciò che dirà il 16 giugno alla festa regionale del volontariato 

di Lara Esposito

Esiste una correlazione tra sviluppo territoriale e riforma del terzo settore? Quale legame intercorre tra coesione sociale e sviluppo economico? In che modo questo processo può contribuire alla crescita del Sud? Sono alcune delle questioni poste ad Antonio Fici, esperto di diritto degli enti del terzo settore e consulente del ministero del Lavoro proprio per la stesura della riforma, in vista della sua partecipazione alla festa regionale del volontariato organizzata dal Csv Molise per sabato 16 giugno a Isernia.

Negli ultimi tempi il dibattito sulla coesione sociale quale precondizione per lo sviluppo economico al Sud è stato al centro dell’attenzione di diversi commentatori. “A mio avviso – spiega Fici – le due questioni, sociale ed economica, si pongono contemporaneamente e non possono essere risolte in tempi diversi. Di difficile realizzazione è, infatti, la coesione sociale se un territorio soffre economicamente o, peggio ancora, vive forti disuguaglianze economiche. Per converso, solo se la società è coesa, il mercato funziona e la solidarietà può sopperire ai possibili fallimenti di quest’ultimo”.

Ma quale ruolo può avere il terzo settore per facilitare questo processo? Per Fici la sua funzione è triplice: promuovere contemporaneamente sviluppo sociale ed economico, la solidarietà attraverso il volontariato e l’occupazione grazie al lavoro negli enti del terzo settore. “Gli enti del terzo settore non sono solo luoghi dove operano i volontari, ma anche soggetti che forniscono occupazione a lavoratori interessati a coniugare le proprie esigenze occupazionali con il benessere della comunità. Ciò è particolarmente vero con riguardo ad alcuni specifici enti del terzo settore, quali le imprese sociali e le cooperative sociali”. Un settore del resto in crescita, come confermano i dati del Censimento permanente sulle istituzioni non profit: dal 2001 a oggi i dipendenti in questo settore sono cresciuti del 15,8%, passando da 680 mila a 788 mila.

Il nuovo quadro legislativo vuole essere un volano per lo sviluppo di questo settore già in espansione, perché predispone una serie di misure di promozione e sostegno – fiscale e non solo – del volontariato e degli enti di terzo settore. “Così ha fatto – spiega ancora Fici – perché considera questi enti possibili strumenti di attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale, di adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà sociale ed economica e di realizzazione del principio di eguaglianza sostanziale. Gli enti del terzo settore, infatti, soddisfano bisogni della collettività inevasi dal settore pubblico e dal mercato, sono luoghi in cui le persone partecipano, apprendono e sviluppano la propria personalità, favoriscono l’armonia e la coesione sociale”.

La sfida ora è quella di riuscire a “coniugare in maniera vantaggiosa interessi personali ed interessi generali. Più terzo settore significa, in generale, comunità socialmente più coese ed economicamente più ricche. I giovani, in particolare, possono guardare al servizio civile universale non solo come una forma di impegno per il bene comune ma anche come un possibile sbocco professionale”.

 

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