Gestione condivisa dei beni comuni: anche Palermo adotterà il Regolamento

Su iniziativa del Cesvop, avviato il percorso tra volontariato e amministrazione: il capoluogo siciliano si aggiungerà ai 140 comuni che hanno già fatto proprio il documento proposto da Labsus. Petrillo: “Importante per un sano sviluppo socio-economico dei territori”  

di Nunzio Bruno

Né pubblici, né privati, ma... comuni. Sono gli spazi verdi urbani, le piazze, le scuole, i monumenti, le fontane, il patrimonio ambientale:beni condivisi che appartengono a tutti. Ma, come spesso accade, quello che è di tutti non è di nessuno. Perciò molti luoghi, ambienti ed edifici sono abbandonati, in disuso e nel degrado.

Attualmente, la normativa impedisce ai cittadini di occuparsi del loro recupero e del loro riutilizzo sociale. Si rischia di essere fermati e denunciati dalle forze dell’ordine, perché enti locali e istituzioni non hanno strumenti legali che possano permettere una gestione condivisa e partecipata di tali beni. Un apposito regolamento comunale, invece, aprirebbe prospettive di sviluppo molto promettenti in tanti contesti del territorio nazionale, in particolare del Sud Italia, caratterizzati da povertà, disillusione eindividualismo.

Se n’è parlato nei giorni corsi a Palermo  in un incontro pubblico molto affollato e promosso dal Comune di Palermo, Labsus-Laboratorio per la Sussidiarietà e CeSVoP, il Centro di servizio per il volontariatodelle province di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani. Alla presenza di Giuseppe Mattina, assessore comunale alla Cittadinanza solidale e Beni comuni, Gregorio Arena, presidente di Labsus, Giuditta Petrillo e Ferdinando Siringo, rispettivamente presidente e vicepresidente del CeSVoP, è stato avviato ufficialmente un confronto fra amministrazione comunale, società civile e cittadini attiviper giungere all’approvazione del Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni urbani.

Come sostiene Arena, «non è solo una questione di recupero e di manutenzione, ma un vero e proprio mutamento di paradigma, per cui i cittadini non sono considerati “sudditi” dell’amministrazione pubblica, ma “sovrani” nella loro autonomia di iniziativa in collaborazione con gli enti locali. Una partecipazione civica dalle svariate formeche contribuisce a creare relazioni sociali, a rigenerare legami di comunità, a ridare fiducia, a restituire qualità della vita e della democrazia”. Questa, ha concluso, è la sostanza del principio di sussidiarietà sancito dall’art. 118 della Costituzione e il prototipo di Regolamento comunale, messo a punto da Labsus,ne è uno strumento di attuazione concreta.

I comuni che sinora lo hanno adottato sono 140 a cui presto si aggiungeranno anche Milano e Palermo. Il raggiungimento di questo obiettivo nel capoluogo siciliano fa parte di un impegno più ampio del CeSVoP nelle quattro province della Sicilia occidentale. Dal 2014, il Centro si è mosso su tre fronti. Il primo: aiutare le associazioni di volontariato a fare sistema, tramite momenti formativi, di confronto e realizzando attività condivise fino a costituireun immaginario “Villaggio dei beni comuni” che sinora ha coinvolto circa 300 sigle e sta portando ad una sempre più fattiva collaborazione fra volontari ealla diffusione di una nuova cultura basata sulla valorizzazione e rigenerazione.

Il secondo: supportare le associazioni in progetti di riscoperta e recupero dei beni comuni. Su questo binario si muove “Il territorio a partire da noi”, un insieme di iniziative realizzate nelle quattro province. I legami di comunità sono il vero fattore in grado di fare la differenza, perché generano una rete che mobilita risorse che possono contrastare la vulnerabilità, sostenere la fragilità e prevenire il disagio. Dal 2014, in questo ambito, sono staterealizzate più di 90 iniziative.

Il terzo: sostenere la creazione di“patti di cittadinanza”fra volontariato, cittadini attivi e amministrazioni locali e altri soggetti del territorio. In particolare, le associazioni delle delegazioni CeSVoP di Trapani, Palermo, Caltanissetta ed Agrigento, a partire dal 2015, hanno sperimentato collaborazioni sul campo in vista dei possibili“Patti di collaborazione” previsti dal Regolamento.A questa sperimentazione è seguito un percorso formativo, in collaborazione con Labsus, con i rappresentanti delle amministrazioni locali e con le associazioni di volontariatocoinvolti nelle iniziative di recupero e valorizzazione di beni comuni.

In totale, ad oggi, sono 16gli enti locali che hanno approvato o stanno approvando il Regolamentodell’amministrazione condivisa. «Un risultato – dice Giuditta Petrillo – che mostra la grande rilevanza del volontariato nell’animazione dei territori e nella promozione di autentiche relazioni di comunità. Responsabilità, trasparenza, cura, solidarietà sono le quattro parole chiave che, grazie alla gestione condivisa dei beni comuni, il volontariato può contribuire a far divenire esperienza e avvio di un sano sviluppo socio-economico nei territori».

 
Luglio 2018
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