Riforma del terzo settore: qualche consiglio per scrivere i decreti delegati

Dopo un confronto durato più di un anno tra 80 esponenti del volontariato, del terzo settore e dell’imprenditoria, presentato al Ciessevi di Milano un documento volto a contribuire alla scrittura dei testi che daranno corpo alla legge delega 106/20216, appena entrata in vigore.

di Alessia Ciccotti

Riforma terzo settore"La sfida della Riforma del Terzo Settore" è il titolo del documento presentato lo scorso 4 luglio, giorno successivo all'entrata in vigore della legge 106/2016, presso il Ciessevi - CSV di Milano, in occasione del convegno sulle prospettive future aperte dalla riforma, al quale ha preso parte anche Stefano Tabò, presidente di CSVnet.

Il documento, promosso da Forum Terzo Settore Lombardia e della Città di Milano, CSVnet Lombardia e Ciessevi, è frutto di un percorso durato più di un anno. A partire dal 16 marzo del 2015, infatti, è stato avviato un lavoro di analisi e di approfondimento sulla riforma del terzo settore sia per le scelte generali (disegno di Legge) che per quelle specifiche (decreti attuativi) con due obiettivi precisi: creare un confronto ed una discussione per offrire una maggiore consapevolezza sulle proposte contenute nella legge delega di riforma del terzo settore; stimolare l’attenzione di coloro che procederanno alla stesura dei decreti applicativi.

Il documento si focalizza nello specifico sugli elementi connessi agli aspetti definitori degli enti di terzo settore a partire dal Codice Civile e Codice Unico del Terzo Settore, compresi gli elementi di agevolazione fiscale.

Tra gli aspetti esaminati vi è, ad esempio, la "finalità di interesse generale" che secondo la legge 106/2016 è ciò che qualifica un ente come "non commerciale". Nel documento si sottolinea che i riferimenti normativi per l'individuazione delle attività di interesse generale citati nel testo, non sarebbero sufficienti e adeguati "in quanto non è funzionale inserire in un mero elenco le possibili attività di interesse generale". Piuttosto, si ritiene necessario fare riferimento "alle pronunce della Corte Costituzionale sui concetti di solidarietà e interesse collettivo per escludere quelle attività che, seppur di interesse generale, non sono permeate da quelle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale il cui effettivo perseguimento dovrebbe fare la differenza". 

Nel documento si affronta anche il tema delle funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico sugli enti del terzo settore, evidenziando che i decreti attuativi "dovrebbero sostanziare i concetti di accreditamento e di rete associativa di secondo livello, definendo, in modo coerente per entrambi, presupposti, requisiti e caratteristiche".

In merito al Registro unico nazionale del terzo settore, l'analisi svolta pone l'attenzione su alcuni punti da considerare nella scrittura dei decreti attuativi, tra cui: la necessità di gestire gradualmente la transizione al Registro unico e l'esigenza di individuare i requisiti di accesso e le modalità di iscrizione in maniera uniforme.

Il Consiglio nazionale del terzo settore dovrà essere "un organismo di consultazione forte e provvisto di funzioni di promozione e indirizzo" sia per quanto riguarda la rappresentanza istituzionale del terzo settore che la definizione delle prassi applicative, l'adozione degli atti di indirizzo e la risoluzione della casistica. Il suo dovrà essere, dunque, un ruolo sia politico che tecnico.

Infine, oltre a soffermarsi su altri aspetti quali la necessità di omologare le esenzioni e le riduzioni anche sulle imposte minori per gli enti di terzo settore, oppure la possibilità di abrogare il modello EAS, data la difficoltà di compilazione e l'assenza di supporto da parte dell'Agenzia delle entrate, il documento pone l'attenzione sulla prevista riforma del 5 per mille. La nuova legge e i relativi decreti, dovrebbero infatti prevedere, come si legge nel documento: "l'iscrizione una tantum degli enti e regole di iscrizione e di mantenimento uguali per tutti i settori, riduzione dei tempo di erogazione delle somme, conoscibilità dei contribuenti su richiesta degli stessi nella dichiarazione dei redditi, integrazione del rendiconto del 5 per mille nel rendiconto/bilancio annuale".

Il percorso che ha portato al documento presentato a Milano, ha coinvolto più di 80 persone tra rappresentanti del non profit lombardo, esperti del terzo settore ed esponenti del mondo imprenditoriale, in momenti di confronto, crescita comune e scambio di esperienze, utili ad affrontare più consapevolmente le tematiche legate alla legge 106/2016.

Per leggere il documento integrale clicca qui.

 
Ottobre 2019
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