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L'Evoluzione

I 10 anni di attività

Dopo l'istituzione dei primi Comitati di Gestione nel 1996, l'anno successivo, nel 1997, ha avuto inizio l'istituzione dei Centri, che si è sviluppato a partire dal Nord Italia e dal Centro e successivamente si è esteso al Sud

A tutt'oggi, i Centri istituiti in Italia sono 77, un numero che sta ad indicare la copertura totale praticamente di tutte le Regioni italiane. Unica eccezione è ancora quella della Provincia autonoma di Bolzano.

Al 31 dicembre 2005 il 99% delle Province italiane risulta presidiato dalla presenza e dall'attività di un Csv, costituendo con ciò una rete di punti di servizio diffusi su tutto il territorio. Tale rete non è però data dalle sole sedi centrali, altre presenze sono costituite in genere da delegazioni e sportelli.
Le delegazioni sono innanzitutto un punto di accesso facilitato ai servizi del Centro, ma al contempo rappresentano anche uno spazio decentrato per la definizione degli orientamenti e delle azioni del Csv a livello locale; si tratta di un processo di inclusione nell'individuazione delle politiche dei Csv che coinvolge tutte le organizzazioni di volontariato del territorio, anche se non fanno parte dei relativi organi sociali centrali. Quindi, oltre all'attività degli operatori locali del Centro, le sedi delle delegazioni sono “abitate” dalle associazioni che qui tengono assemblee, gruppi di lavoro e riunioni degli organi sociali delle delegazioni volti alla programmazione e gestione delle attività del Centro.
Gli sportelli sono invece esclusivamente punti di servizio dove sono presenti operatori locali del Centro.
Complessivamente si può affermare che in Italia al termine del 2005 erano presenti più di 400 punti di servizio attraverso i quali è stato possibile entrare in contatto o accedere ad un servizio di uno dei Csv.
Non è possibile dar conto in maniera analitica della storia dell'istituzione dei Csv, in Italia come nelle diverse regioni italiane. Un processo per nulla spontaneo, ma che è stato frutto di una precisa volontà politica del volontariato italiano, che ha conseguito significativi risultati e che ha visto protagonista una parte grande del volontariato italiano e delle sue organizzazioni, nell'arco di oltre un decennio.
Un volta istituiti i Csv, il lavoro che essi hanno di fronte di qualificazione della loro azione di promozione del volontariato e della cittadinanza attiva in Italia, richiede un grande impegno, i cui risultati non si misurano nel trascorrere dei giorni, ma degli anni. Le aspettative sono state e sono molte, anche le critiche spesso non sono mancate, alcune strumentali, altre, da parti dello stesso mondo del volontariato o del Terzo settore, certamente no. Se il pensiero critico, anche del proprio operato, è alla base dei processi di innovazione, si deve però anche sapere che cambiare e governare dei processi sociali è cosa complessa, che richiede tanto studio nell'analisi dei problemi e delle possibili soluzioni e tanto tempo nei processi attuativi, cose che senza una strategia di lungo periodo non è possibile conseguire.

Riflessioni sull'evoluzione

L'Italia è storicamente più indietro: se escludiamo i Centri di servizio per il volontariato di recente istituzione, non ci sono istituzioni che si occupino di formazione alla cittadinanza attiva, ancor meno di formazione politica o sindacale, manca in questo campo una tradizione nel rapporto tra intellettuali e società civile.

La formazione al volontariato è un settore specifico della formazione alla cittadinanza attiva e tecnicamente un settore specifico della formazione degli adulti, con una didattica specifica e ha necessità di norme, strutture, competenze professionali di supporto.

Comunque, al di là delle ragioni che stanno alla base del ritardo, qui importa rilevare che a seguito di quel lavoro intrapreso presso il Cnel nel 1993/94 si avviò sia il processo di sensibilizzazione delle associazioni nazionali di volontariato, come delle istituzioni, che porterà all'istituzione dei Csv. Un ruolo decisivo nell'accogliere le richieste del mondo del volontariato fu svolto da Adriano Ossicini che si incontrò con i rappresentanti nazionali del volontariato e provvide a inviare una lettera a tutte le regioni affinché provvedessero a nominare i 5 membri (oggi 6 - con il dm 8/10/97) di loro competenza nei Comitati di Gestione dei fondi speciali per il volontariato e contestualmente a insediare gli stessi Comitati.

Con le elezioni del 1996 il Ministro Ossicini fu sostituito da Livia Turco. Il gruppo di lavoro nazionale delle organizzazioni di volontariato che aveva preso l'iniziativa di spingere verso la costituzione dei Csv chiese alla Ministra di modificare il decreto del novembre 1991, cosa che avvenne nel corso del ‘97 (D.M. 8/10/97).

 Nel 1997 fu modificata la parte più discutibile del decreto del ‘91, ove si elencavano diversi soggetti per la gestione dei Csv e tra questi anche: «sia una fondazione riconosciuta ovvero altro soggetto autonomo di imputazione di rapporti giuridici, il cui statuto preveda lo svolgimento di attività a favore delle organizzazioni di volontariato», cioè i Csv potevano essere gestiti da chiunque, anche da una fondazione bancaria, mentre l'art. 15 della 266/91 stabiliva esplicitamente che la gestione dei Csv dovesse essere svolta dallo stesso volontariato. Le trattative al Ministero nel ‘97 portarono ad un cambiamento sostanziale del testo, che affidava con chiarezza la gestione ad enti costituiti a maggioranza da associazioni di volontariato (il vincolo di maggioranza permetteva la partecipazione anche di altri enti appartenenti al Terzo settore). Si trattò di un'apertura consapevole al rimanente mondo della cittadinanza attiva presente nell'associazionismo e nella cooperazione sociale. Inoltre nel decreto del ‘91 nei Comitati di Gestione non era previsto alcun membro nominato dagli enti locali. Nel DM del ‘97 fu prevista la presenza di un rappresentante degli enti locali, così il Co.Ge diventava un luogo nel quale ci si confrontava con le politiche sociali realizzate nel territorio.

A partire dal 1996 inizia il lavoro allo scopo di promuovere la costituzione dei Csv in Italia, attraverso la costituzione di associazioni di associazioni unitarie, rappresentative dell'insieme del mondo del volontariato, di ciascun territorio, finalizzate alla gestione dei Centri. Ma bisognava anche sollecitare le Regioni a fare la loro parte, iniziando dal Centro nord, perché lì il volontariato era più forte e si trovava quindi quel terreno fertile che poteva permettere di raggiungere con successo quell'obiettivo. La lettera di Ossicini poteva non avere un seguito da parte degli assessori alle politiche sociali delle varie Regioni, e nella gran parte delle Regioni effettivamente fu così: fu il mondo del volontariato (le organizzazioni nazionali e del territorio) a spingere sulle Regioni.
Nella fase di istituzione dei Comitati di Gestione le Regioni avevano un ruolo determinante, perché il primo insediamento non poteva avvenire senza le nomine regionali. Negli insediamenti successivi, invece, i Co.Ge. si son potuti reinsediare anche con la sola maggioranza dei membri, secondo quanto stabilito dal regolamento di funzionamento, che essi dovevano darsi dopo il primo insediamento.

Sempre nel corso di quel lavoro che portò al DM 8/10/97, fu anche redatto in accordo con Ministero del tesoro e il Dipartimento affari sociali il testo di un D.M. per la perequazione dei fondi, che trovava concordi oltre al volontariato anche l'Acri, ma non fu poi varato per l'opposizione che emerse nel Consiglio nazionale dell'Acri stessa. Si era tra l'altro previsto un Co.Ge. nazionale per gestire la perequazione.
Fu così che si avviò l'istituzione dei Csv in Italia, attraverso un lavoro capillare regione per regione, che non avvenne affatto in maniera spontanea, ma attraverso un'opera paziente di promozione di associazioni di associazioni unitarie del mondo del volontariato per gestire i Csv. Nel 1997 furono istituiti i Csv in Veneto e Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Lombardia, Molise, Basilicata; nel 1998 nelle Marche, in Abruzzo, Sardegna, Umbria e Lazio; nel 1999 in Valle d'Aosta e nella Provincia autonoma di Trento; nel 2000 in Friuli Venezia Giulia; nel 2001 in Sicilia.

Visto che tardava l'istituzione dei Csv in alcune grandi regioni meridionali, nel 2001 fu costituito il Comitato Promotore dei Centri di Servizio al Volontariato nel Sud d'Italia, che ha avuto il merito di guidare e sollecitare la costituzione dei Csv in particolare in Calabria, Puglia, Campania.

Testo redatto con la collaborazione di Guido Memo - consulente di CSV.net

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