giugno/2009
Volontariato, terzo settore e questione meridionale oggi
Pubblicato da: Csv Aurora Crotone
Il volume recentemente edito dal Csv di Crotone ed intitolato Volontariato, Terzo Settore e questione meridionale oggi contiene la raccolta ragionata di saggi e documenti scaturiti dall'omonimo ciclo di sette seminari, e relativi incontri preparatori, che il Csv “Aurora” ha tenuto nel periodo tra il 6 ottobre 2007 e il 21 gennaio 2008.
L'idea che sta alla base del progetto di realizzazione dei seminari è nata nel corso dal dibattito sviluppatosi all'interno del terzo settore nazionale, prima e dopo la firma del Protocollo di intesa nell'ottobre del 2005 tra Associazione casse di risparmio italiane e le rappresentanze del volontariato e del terzo settore. Tale accordo portò sia alla costituzione della Fondazione per il Sud ed a un ulteriore sostegno economico ai Csv del Meridione, che di fatto non disponevano di risorse minimamente sufficienti, essendo il meccanismo di ripartizione dei fondi collegato alla sede legale delle Fondazioni ex-casse di risparmio localizzate per la grande maggioranza al nord.
L'obiettivo dichiarato, del lavoro che qui presentiamo, è quello di individuare quale peso possa avere e cosa si debba intendere quando nel Protocollo di intesa del 2005 si parla di infrastrutturazione sociale, cosa ciò significhi nella crescita civile, democratica ed economica del Meridione. Per far ciò, si è anche ragionato sul mutato rapporto tra società civile e politica, tra cittadini e istituzioni, che ha portato ad un fossato sempre più ampio tra paese reale e paese legale. La discrasia tra comportamenti reali e norme stabilite dalla legge è più evidente in Meridione, ma si tratta di un problema nazionale di abbassamento del livello di legalità, per il distacco avvenuto tra cittadini e istituzioni formali; basti pensare alle norme previste da un qualsiasi bando pubblico, in se corrette, ma eluse da comportamenti reali clientelari su cui non solo c'è un consenso diffuso, ma che vengono ritenuti come gli unici effettivamente funzionanti. Qui, nel distacco tra cittadini e istituzioni, per come la nostra Costituzione stabilisce che siano, sta la radice del problema della legalità: particolarmente evidente in Meridione dove ordinamenti sociali e giuridici di fatto, appartenuti al passato, continuano a sopravvivere più che altrove.
Ciò può avvenire se, diciamo così, volontariato e TS raccolgono il testimone che viene loro consegnato da quei movimenti e soggetti sociali che sono stati protagonisti di processi di emancipazione in Meridione: i contadini che combatterono, anche a rischio della vita, per il superamento del latifondo assenteista, per la terra, e, in particolare a Crotone, il movimento dei lavoratori che ha rappresentato per un lungo periodo un caso unico in Meridione, almeno fino agli anni novanta e che, seppure oggi messo a tacere dalla deindustrializzazione, ha lasciato una traccia importante di cultura politica.
La presenza del volontariato e del TS in Calabria, la necessità di prendere coscienza del proprio possibile ruolo, la necessità di superare divisioni e particolarismi locali, un rapporto con le istituzioni nell'ambito di una pratica della cittadinanza attiva, sono le prospettive di lavoro che la pubblicazione propone.
Il lavoro, poi, si avvale di utili fonti documentarie, contenute nell'appendice, con i dati statistici prodotti dalle principali agenzie pubbliche competenti in materia, Istat e Svimez.
Questa raccolta di saggi ha quindi il pregio di aprire scenari oggi sottovalutati sul ruolo del volontariato e del terzo settore per l'emancipazione nel Sud; senza, però, avere la pretesa dell'esaustività, tanto che si indicano, al contempo, ulteriori possibili territori di indagine.
novembre/2008
Un mondo in classe
Multietnicità e socialità nelle scuole medie toscane
Autore: Ettore Recchi, Emiliana Baldoni e Letizia Mencarini
Pubblicato da: I Quaderni Cesvot, n. 41, novembre 2008
Il volume presenta i risultati di una ricerca promossa da Cesvot e condotta dall'Università di Firenze che, per la prima volta in Toscana, indaga il livello di integrazione degli studenti stranieri nelle scuole medie inferiori. Prendendo in esame alcuni importanti indici come la composizione familiare, il rendimento scolastico, la socialità e la rappresentazione di sé, dalla ricerca emerge un primo significativo risultato: il 60% delle seconde generazioni menziona il paese di origine dei genitori come proprio riferimento identitario precipuo. Anche rispetto alla socialità, le interviste lasciano pochi dubbi. La tendenza è all'autosegregazione su base etnica: i ragazzi italiani tendono a stare con i loro connazionali e quelli stranieri con altri che, come loro, sono figli i immigrati. In generale, i ragazzi stranieri hanno meno amici, soprattutto meno amici italiani, e sono inseriti in reti sociali più limitate e deboli. Anche rispetto al rendimento scolastico forte è il divario con i figli di italiani.
Collocazione:www.cesvot.it (area “pubblicazioni/periodici/quaderni”).
Note: Chi sono i ragazzi stranieri che frequentano le scuole medie toscane? Dalla ricerca “Un mondo in classe”, promossa da Cesvot e condotta dall'Università di Firenze su 473 alunni provenienti da 22 classi di 12 istituti medi inferiori della Toscana, emerge che il 24,4% degli alunni stranieri è arrivato in Italia da 5-9 anni, mentre quasi il 20% è nato in Italia, una percentuale significativa e superiore alla media nazionale. Dal campione esaminato risulta uno studente straniero ogni quattro studenti italiani. La nazionalità più rappresentata è quella albanese (19,2%), seguono la cinese (14,9) e la rumena (9,3). In aumento quella peruviana (6,4), marocchina (6,3) e cingalese (4,6). Il 37% vive in una casa di proprietà (contro l'83% degli studenti italiani), il 58% in affitto. Quasi tutte le famiglie degli studenti stranieri possiedono un'automobile (95,8%) e il 74,8% un personal computer (contro il 91% degli italiani), mentre solo il 42% ha una lavastoviglie (contro il 77% di quelle italiane) e il 36% ha in casa oltre 50 libri (contro il 73,7% degli italiani). La gran parte ha genitori più giovani e meno istruiti rispetto ai coetanei italiani: l'età media è 38 anni per le madri (4 anni più giovani delle madri italiane) e 42 anni per i padri. Il 20% delle madri straniere ha un diploma (30% delle italiane) e il 6% una laurea (13% delle italiane), mentre i padri stranieri hanno un diploma nel 30% dei casi. Il 97% dei padri stranieri ha un lavoro, mentre solo il 58% delle madri straniere è occupata (contro il 76% delle italiane). Un dato significativo è quello riguardante l'identità e il senso di appartenenza. Il 51,3% degli studenti stranieri intervistati sente di appartenere ad un'altra nazione, il 14,5% “al mondo in generale”, opzione che sceglie solo il 6% degli studenti italiani. Gli italiani, invece, dichiarano nel 61,3% dei casi di sentirsi innanzitutto appartenenti alla città in cui vivono oppure 'toscani'. Il 71,5% degli intervistati italiani e il 62,4% di quelli stranieri dichiarano di sentire come prioritaria l'appartenenza alla propria famiglia ma il 15,4% degli stranieri dichiara di “appartenere solo a se stesso”, una percentuale più che doppia rispetto agli italiani. Gli alunni stranieri risultano più esposti all'insuccesso scolastico e all'“isolamento relazionale”. Il rendimento scolastico degli studenti stranieri è generalmente più basso di quello dei coetanei italiani. Ciò è in parte dovuto alla minore conoscenza della lingua italiana ma anche al fatto che i genitori stranieri, per mancanza di tempo e di un'istruzione adeguata, hanno meno possibilità di seguire i figli nell'apprendimento scolastico: solo il 21,9% dei ragazzi stranieri si fa aiutare nei compiti dai genitori, contro il 42,4% degli alunni italiani. Anche rispetto alla socialità e alla rete di relazioni, le interviste lasciano pochi dubbi: i ragazzi stranieri hanno meno amici, soprattutto meno amici italiani, e reti sociali più limitate e deboli. Se i ragazzi, italiani e stranieri, tendono all'autosegregazione su base etnica, le ragazze invece si distinguono per una capacità superiore ai maschi di stabilire legami e relazioni al di là delle frontiere simboliche dell'appartenenza etnica. Gran parte degli alunni, italiani e stranieri, afferma di frequentare sia amici di scuola che altri amici e di scegliere un nuovo amico sulla base delle persone che frequenta, ma quasi il 10% degli stranieri trascorre il tempo in solitudine o con la famiglia, contro il 3,7% degli italiani. Il 16,8% degli alunni stranieri si definisce “una persona solitaria” (contro l'11,3% degli italiani), il 47,9% dice di non fidarsi degli altri (contro il 40,2% degli italiani) e il 25,2% dichiara che “sentirsi parte di un gruppo non è molto importante”, percentuale più che doppia rispetto ai coetanei italiani. Dalle interviste risulta, infine, che gli studenti di origine asiatica soffrono una marginalizzazione più forte rispetto ai ragazzi provenienti dall'est europeo.