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Misure alternative al carcere: arrivano 48 volontari in servizio civile

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Sono i giovani ammessi al progetto nazionale della direzione degli Uffici per l’esecuzione penale esterna. Da ottobre affiancheranno gli operatori del ministero anche nei progetti di “messa alla prova”. Castellano: "Richiesta la laurea in servizio sociale. Più che volontari, sono persone che si avviano al mondo del lavoro".

(Fonte: Redattore Sociale) Parte a ottobre la prima esperienza nazionale di volontariato civile negli uffici dell’esecuzione penale esterna (Uepe), le strutture territoriali del dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità che si occupano del trattamento socio-educativo delle persone che scontano la pena fuori dal carcere, un esercito di 45.456 unità che, per dimensione, è arrivato a sfiorare il numero dei detenuti presenti nelle carceri (56.436 al 30 aprile 2017). Un progetto pilota era stato lanciato dalla Toscana, ma quest’anno, per la prima volta, il dipartimento ha partecipato al bando nazionale che si chiuderà il prossimo 26 giugno  aprendo, di fatto, le porte degli uffici Epe ai giovani specializzati.

Saranno 48 i volontari del servizio civile che dal prossimo autunno, per 12 mesi e un totale di 1.400 ore, andranno ad affiancare gli operatori degli 11 distretti e della sede centrale: un risultato accolto come un primo, importante traguardo sulla strada che vede l’attività degli uffici Epe sempre più in sintonia e in sinergia con il territorio sul quale va ad incidere. Il titolo del progetto, “Insieme per un nuovo modello di giustizia di comunità”, anticipa obiettivi e finalità. “E’ proprio questo il passaggio più importante - spiega Lucia Castellano, dirigente generale per l’Esecuzione penale esterna del Dgmc – perché il nostro primo obiettivo è quello di rafforzare le coesioni esistenti tra il mondo dell’esecuzione penale e la società e consolidare la rete delle collaborazioni. Non più un sistema autoreferenziale del servizio sociale ma un sistema che si apre alle collaborazioni esterne. Prima fra tutte quella del volontariato civile che porterà nei nostri uffici giovani specializzati (per partecipare si richiede la laurea in Servizio sociale) e motivati che si avviano al mondo del lavoro: un bacino di energie fresche che a noi serve molto. Quest’anno abbiamo concorso per la prima volta e da ottobre dovrebbero arrivare 48 persone che saranno divise per gli 11 distretti: 4 per ogni distretto più 4 a Roma, alla Direzione generale Esecuzione penale esterna e di messa alla prova. Speriamo, per l’anno prossimo, di mettere questi ingressi a sistema e di coinvolgere un numero maggiore di giovani, anche attraverso nostri bandi insieme al settore minorile”.

E’ di pochi giorni fa la protesta dell’ufficio interdistrettuale di Milano con una lettera al ministro Orlando in cui si evidenzia “la cronica carenza di tutte le figure professionali” e carichi di lavoro insostenibili (40 operatori per 5.500 casi). "L’ingresso di giovani specializzati naturalmente non risolve tutto - continua Castellano - ma porterà una boccata d’ossigeno insieme ad altre iniziative sulle quali stiamo lavorando. Ad esempio abbiamo avuto l’autorizzazione ad assumere 60 assistenti sociali, a sbloccare una graduatoria di idonei da un concorso dell’Inail. Abbiamo emanato una circolare per facilitare l’ingresso dei volontari all’interno degli Uepe. Sono passaggi che sosteniamo con forza perché crediamo che l’esecuzione penale esterna, indipendentemente dal numero di operatori, possa funzionare se riusciamo ad aprire al territorio, a fare rete”.

“Il bando – sottolinea Castellano - è rivolto ai giovani tra i 18 e i 28 anni e nel nostro caso è richiesta la laurea in servizio sociale. Avranno un rimborso spese mensile di 433,80 euro e più che volontari saranno persone che si preparano alla vita lavorativa. Avranno un importante ruolo di collegamento tra il volontariato vero e proprio e gli operatori. Aiuteranno a organizzare i contatti con il privato sociale, a programmare la banca dati dei singoli uffici, a fare i primi colloqui, a stipulare protocolli con i vari servizi, ad attivare servizi di accoglienza per l’utenza, a fare tutte le statistiche sulla messa alla prova. Parteciperanno alle visite domiciliari, alla programmazione delle risorse, alle attività di interrelazioni con Regioni, Provincie e Comuni e con gli enti territoriali per l’organizzazione dei programmi trattamentali che sono alla base delle misure alternative alla detenzione. Sono tanti i piani di partecipazione. E’ una buona opportunità per loro e un momento molto stimolante per noi che speriamo, col tempo, di ottenere lo sblocco dei concorsi”.

“L’inserimento dei volontari in servizio civile - si legge nel bando - prevede un periodo propedeutico di un mese che, in caso di necessità, è prolungabile fino a un massimo di due mesi. In modo da approfondire la conoscenza delle metodologie di intervento del servizio sociale e dell’organizzazione degli Uepe, approfondendo nel frattempo la conoscenza della normativa. In questo periodo il volontario svolge la propria attività in stretto rapporto con i referenti del progetto mentre successivamente sarà inserito nell’equipe di zona. Il volontario collaborerà prevalentemente con l’Area di servizio sociale, con l’Istituto penitenziario e verrà inserito nelle equipe di zona per partecipare alla formulazione del programma individualizzato.

“La sfida del nostro ufficio - spiega il dirigente generale - è aumentare il numero di misure alternative e di sanzioni di comunità perché arrivino ad essere la prima risposta, lasciando al carcere un ruolo di secondo piano destinato ai casi più critici. Lavoriamo per fare in modo che la pena alternativa abbia un contenuto sanzionatorio e che la condanna non sia solo punitiva ma rappresenti anche un’occasione di recupero, lontana dal concetto di depenalizzazione”. (Teresa Valiani)

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Foto: © Enrico Genovesi, progetto Fiaf - CSVnet "Tanti per tutti. Viaggio nel volontariato italiano".