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Felicità a momenti e futuro incerto: la condizione precaria degli adolescenti sardi

Sala

Promossa dal Csv Sardegna Solidale e condotta dalla Fondazione Zancan, l’indagine sulla povertà educativa ha interessato 500 ragazzi tra i 14 e i 15 anni iscritti a sei diverse scuole superiori e provenienti da 96 comuni dell’isola.

 

Il 60% degli adolescenti sardi dichiara di sentirsi felice grazie alla propria famiglia, agli amici ed ai rapporti sentimentali. Il 13% svolge attività di volontariato e solo l’8,4% ritiene che i soldi e i beni materiali siano la cosa più importante. Tuttavia, la crisi economica si fa sentire: il 22% dei giovani sardi afferma di vivere in una famiglia in cui nell’ultimo anno è stato difficile pagare le bollette, sostenere spese sanitarie e scolastiche, comprare vestiti e pagare l’affitto o il mutuo della casa.

È questo lo spaccato che emerge dall’indagine “Poveri di futuro? I ragazzi ci parlano. La povertà educativa in Sardegna” promossa dal Csv Sardegna Solidale e dalla Fondazione Zancan e presentata ieri (18 maggio) a Cagliari da Tiziano Vecchiato, direttore della fondazione e dal presidente del Centro di servizio, Giampiero Farru.

La ricerca ha interessato 500 ragazzi tra i 14 e i 15 anni provenienti da 96 diversi comuni dell’isola e che studiano in sei diversi istituti superiori (Buccari-Marconi e Pertini di Cagliari, Einaudi di Senorbì, Devilla di Sassari, Segni di Ozieri e De Castro di Oristano).
L’indagine ha affrontato temi come il rapporto dei ragazzi con la scuola, l’istruzione, la partecipazione e ola mancanza o meno di opportunità educative legate al denaro, la povertà emotiva e relazionale, il benessere, il lavoro e il futuro.

Sullo sfondo il tema della povertà educativa intesa dagli analisti non solo come “una questione di reddito ma si lega al contesto sociale, culturale e relazionale”, spiega Vecchiato. “Investe così la dimensione emotiva, la socialità e la capacità di reazionarsi col mondo, creando le condizioni per l’abbandono la dispersione scolastica, episodi di bullismo e violenza nelle relazioni”.

Rispetto a questo, anche se il 56% dei ragazzi si sente supportato e protetto dalla famiglia, soprattutto dalle mamme – interlocutore principale per il 61% del campione – non mancano problemi e preoccupazioni, soprattutto nelle relazioni con i coetanei: il 54% dei ragazzi dichiara di avere subito almeno una volta un atto di bullismo negli ultimi sei mesi e il 50% di aver compiuto nello stesso periodo un atto di bullismo nei confronti degli altri. Un problema che riguarda soprattutto le ragazze, che subiscono più frequentemente atti di bullismo rispetto ai maschi (il 62% contro il 48%).

La condizione sociale incide anche sul tempo libero e sulla qualità della vita degli adolescenti.
Il 63% degli intervistati pratica uno o più sport mentre 6 ragazzi su 10 che vivono in famiglie disagiate affermano lo farebbero se questo fosse accessibile gratuitamente. Il 90 % dei ragazzi non partecipa a corsi o lezioni a pagamento (musica, lingue straniere, teatro) al di fuori dell’orario scolastico.
Ma per i giovani è nel futuro che la scuola ha un ruolo fondamentale: 6 ragazzi su 10 amano la scuola e la ritengono uno strumento fondamentale per trovare un lavoro (49%) ed in generale per avere un avvenire positivo (34,4%), senza contare su scorciatoie e raccomandazioni: per i ragazzi il fattore più importante per trovare un lavoro è la competenza (40 %), seguita dalla tenacia nella ricerca di una occupazione (17 %) e nell’avere l’aiuto di persone influenti (17%).

Nonostante le difficoltà infatti, gli adolescenti sardi hanno dimostrato un buon livello di autostima e fiducia nelle proprie capacità. L’85%pensa di essere in grado di fare le cose bene e di valere almeno quanto gli altri, il 71% ha un atteggiamento positivo verso se stesso e complessivamente si sente soddisfatto di quello che è. Viceversa, il 16% pensa di essere un vero fallimento, il 38% a volte si sente inutile e il 59% vorrebbe avere maggiore rispetto di se stesso.
Un campo, quello dell’autostima, dove prevalgono differenze di genere: dai dati emerge che i maschi hanno più fiducia in se stessi (80%) rispetto alle femmine (60%), ma è vero anche che nelle famiglie in cui vi sono difficoltà economiche, i figli hanno mediamente meno fiducia in se stessi.