I 18 empori solidali che aiutano i poveri e riducono lo spreco di cibo

Della rete dell’Emilia Romagna, iniziata da Parma nel 2010, beneficiano oggi 8.900 persone di 3.045 nuclei familiari, con oltre 600 volontari e 20 dipendenti. Il 17 ottobre a Bologna a #conNETTARE, 2° festival degli empori, la firma di un nuovo protocollo con le istituzioni 

di Andrea Saravalle

La parola emporio trae origini dal greco antico empòrion, ovvero il luogo d’arrivo di un viaggiatore marittimo. Persone che si trovano in situazioni di disagio economico e che approdano agli empori, cercano, infatti, di ripartire nella loro quotidianità. Fu don Luigi Liegro, direttore della Caritas di Roma, che diede inizio nel 1996 alla creazione di questi luoghi di aiuto, dialogo e relazione. Realtà sociali che cercano di contenere le vulnerabilità di queste persone, per impedire uno scivolamento in forme di povertà estreme.

Uomini e donne, stranieri ed italiani, in particolare famiglie monoparentali o con soggetti a carico. In Italia si contano, secondo i dati Istat, circa 4 milioni e 800 mila individui al di sotto della soglia di povertà assoluta, il 7,9% della popolazione nazionale. I primi effetti diretti sono la perdita di potere d’acquisto e il connesso abbassamento di standard qualitativi e quantitativi alimentari. Conseguenze reali, che si scontrano con i circa 8 miliardi di euro di spreco alimentare prodotti ogni anno nel nostro paese. Un problema che non riguarda solo il consumo finale, ma tutte le fasi produttive.

Gli empori solidali si pongono proprio in questo punto, in un tentativo di aiuto ai più deboli e di contrasto allo spreco alimentare. La prima città emiliano romagnola a proporre questo modello fu, nel 2010, Parma. Ad essa seguirono nel 2013 Modena e Borgotaro (Pr), per poi esplodere in altre 15 realtà locali che coprono quasi tutta la regione. Attualmente sono presenti a Parma, Borgo Val di Taro (PR), Lesignano (PR), Reggio Emilia, Guastalla (RE), Modena, Sassuolo (MO), Soliera (MO), Bologna (4), San Lazzaro di Savena (BO), Imola (BO), Ferrara, Forlì, Montaletto di Cervia (RA), Rimini. Ad essa seguirono nel 2013 Modena e Borgotaro (Pr), per poi esplodere in altre 15 realtà locali che coprono quasi tutta la regione. 18 empori che vivono grazie alla sinergia di moltissime realtà istituzionali, associative e di volontariato, e di cui beneficiano oggi 8.900 persone di 3.045 nuclei familiari.

La fase di progettazione potrebbe sembrare la più semplice, ma è quella che se ben costruita e intrecciata nel e con il territorio locale, può far realmente ripartire le tantissime persone in stato di bisogno. I prodotti donati gratuitamente all’interno degli empori provengono dal fondo di aiuti europei agli indigenti FEAD, Banco Alimentare, donazioni, collette alimentari, recupero dalla grande distribuzione organizzata e da piccoli produttori, acquisti diretti. Questi ultimi sono però minoritari, dato che gli empori si basano sul volontariato, con oltre 600 persone attive che affiancano nelle varie attività i soli 20 dipendenti. Dal punto di vista economico, ogni emporio ha un importante obiettivo redistributivo, volto a moltiplicare il valore del donato, di almeno dieci volte.

Non solo di questo, ma di molto altro, si parlerà a #conNETTARE, il secondo Festival degli Empori Solidali dell’Emilia Romagna a Bologna il 17 ottobre. Una giornata che può, ma soprattutto deve dare una svolta al ruolo degli empori solidali, sia sul lato dell’aiuto ai più bisognosi, sia sul piano delle eccedenze alimentari. Una giornata intera per confrontarsi e migliorarsi nella relazione d’aiuto.

Durante la mattina verrà firmato il “Protocollo d’intesa per la valorizzazione della rete degli Empori Solidali dell’Emilia Romagna”, insieme ad Elisabetta Gualmini (vicepresidente e assessore alle politiche di welfare e politiche abitative della regione Emilia-Romagna), Cinzia Migani (portavoce pro tempore della Rete degli empori solidali regionale), Massimo Masetti (Anci Emilia-Romagna) e Laura Bocciarelli (associazione dei Csv Emilia-Romagna Net). Per accreditarsi all’evento è obbligatoria l’iscrizione tramite il modulo Google indicato nella pagina Facebook “Empori Solidali Emilia Romagna”.

 
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