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Ultimo appello per il 5 per mille

Con l'art. 118 della Costituzione inoltre, le Istituzioni si impegnano a riconoscere e sostenere l'iniziativa dei cittadini, proprio perché è finalizzata all'interesse generale e quindi necessaria al bene comune e alla coesione sociale. Il problema è esattamente l'inverso di come l'ha posto Sacconi. E' lo Stato che dovrebbe impegnarsi a sostenere l'azione dei cittadini perché crede sia importante e non il contrario. La richiesta di stabilizzare il 5 per mille non poggia sulla necessità di “stare tranquilli”, ma nella sua stessa natura. Il 5 per mille non è un fondo statale necessario per garantire un'attività particolare, ma nasce dalla scelta dello Stato, che decide di dare stabilmente la possibilità ai cittadini di devolvere una parte (piccola) delle loro tasse per azioni private ma di carattere pubblico, che lo Stato stesso ritiene importanti proprio perché attuano i principi di sussidiarietà e solidarietà. Quindi si decida presto quanto grande debba essere questa parte delle tasse (3, 5 o 6 per mille) e poi la si stabilizzi, per un corretto rapporto fra Stato e cittadini, per sostenere e promuovere quella cittadinanza attiva, che non solo rispetta le regole, ma partecipa concretamente a sostenere azioni di interesse generale, mettendo a disposizione il proprio tempo, competenze e denaro. Così si costruisce una società vera, perché partecipata e sentita propria, ed oggi c'è n'è molto bisogno. Invece di fare la morale al volontariato - conclude Granelli - si approvi subito la legge sul 5 per mille, si reintegri a 400 milioni il tetto del 5 per mille 2011 con la conversione in legge del Mille proroghe, e si eroghino le risorse del 5 per mille 2009, ancora nelle casse dello Stato."