“Stacco”: il trasporto sociale fatto dai volontari supera i 5 milioni di Km

Non è un’ambulanza né un taxi: accompagna chi non può muoversi a fare pratiche o in luoghi di aggregazione: il servizio a chiamata gestito da 5 CSV del Veneto con fondi della regione ha raggiunto cifre da capogiro: 185 mila viaggi dal 2009 ad oggi 

di Francesca Valente

Più di 5,1 milioni di chilometri percorsi in 185 mila viaggi, dal 2009 ad oggi. Oltre 320 mila ore di volontariato a favore di 43 mila persone in difficoltà. Ben 200 gli automezzi in azione guidati da oltre 1.100 volontari appartenenti a 80 associazioni. Il bilancio del progetto veneto “Stacco” (Servizio di Trasporto e Accompagnamento) fino ad agosto 2017 è già da capogiro: un'eccellenza italiana nella collaborazione tra enti pubblici e volontariato.

Stacco è un servizio fondamentale per garantire una vita più dignitosa alle persone anziane, o con ridotta mobilità o disabilità fisica, prive di una rete familiare o amicale, non in grado di spostarsi in autonomia con mezzi propri o pubblici. Nato nel 2004 in provincia di Belluno e poi esteso gradualmente ad altre 4 province della Regione – Verona, Treviso, Venezia e Vicenza – copre oggi un'area di 14.448 chilometri quadrati con circa 3 milioni 700 mila abitanti. È un trasporto gratuito gestito da volontari e coordinato dagli enti gestori dei rispettivi Centri di servizio per il volontariato provinciali.

Treviso, uno dei mezzi del progetto Stacco

Non si tratta di un'ambulanza né di un taxi, e nemmeno di un servizio medicalizzato. È un trasporto secondo necessità. Viene svolto su richiesta dell’utente e riesce a conciliare il massimo utilizzo dei mezzi con un soddisfacimento ottimale alla domanda, sempre crescente, di trasporto di persone in difficoltà. Le destinazioni possono essere varie: strutture mediche e socio-sanitarie, luoghi di aggregazione e ludico-ricreativi, uffici dove poter prenotare visite mediche e fare esami e pratiche.  Negli anni Stacco è diventato una risposta importante a sostegno della domiciliarità di questa fascia di persone in difficoltà.

I dati citati in apertura (che però non includono la provincia di Vicenza, dove il servizio è in fase di riorganizzazione) risultano dalla somma di impegni di diversa durata. Se infatti risale al 2014 la delibera della regione Veneto finalizzata ad attivare il “trasporto sociale” in tutte le province, il modello di riferimento è stato il progetto “Stacco” di Belluno, replicato nel 2009 nella provincia di Verona (entrata a regime due anni più tardi). Treviso, Venezia e Vicenza si sono invece agganciate dopo la delibera citata, a partire dal 2015, mentre i Csv di Padova e Rovigo non hanno presentato progetti alla regione esistendo già un servizio simile anche se gestito con altre modalità. Erano 140 mila euro a provincia i fondi stanziati dalla regione, ridotti nel 2016 a 400 mila complessivi e suddivisi in modo diverso tra le 5 province, in base alla spesa storica. Risorse destinate alla sola gestione dei mezzi e ai costi vivi di gestione del servizio.

Prendendo in considerazione il solo anno 2017 (da gennaio ad agosto), i dati testimoniano un servizio ormai consolidato e in crescita: in soli otto mesi sono già stati fatti quasi 23 mila viaggi (cui si sommano i 2.700 di Venezia da aprile a settembre) durati circa 50 mila ore e compiuti da 969 volontari (+136 di Venezia), a servizio di 6.423 utenti. Per essere esatti, sono stati percorsi 734.268 chilometri (+129 mila nella provincia veneziana): come fare un viaggio sulla Luna di andata e ritorno. (Hanno collaborato i Csv di Belluno, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza)

Questo articolo è uscito nell’edizione di oggi dell’inserto “Buone notizie” del Corriere della sera.

 
Novembre 2017
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